Lecco, 20 dicembre 2016   |  

"È possibile un incontro tra l’occidente e l’islam?"

di Franco Cecchin

Mons. Cecchin: Se la minaccia del terrorismo islamico verrà respinto, diventerà di nuovo possibile il dialogo con le correnti islamiche autentiche.

don franco cecchin

Senza la presunzione di avere una risposta adeguata sulla possibilità reale dell’incontro tra il mondo occidentale e il mondo islamico, possiamo affermare che questo è possibile nella misura in cui noi occidentali, condizionati dalla paura del terrorismo e dell’invasione dell’immigrazione, riusciamo a superare visioni ipersemplificate della realtà mussulmana odierna.

Le élites culturali europee del secolo scorso si erano avvicinate all’Islam nella forma del sufismo che dava poca importanza alla legge (sharia) e parlava alla mistica e al cuore. Dal mondo dei sufi, infatti, ci sono arrivati sublimi capolavori come il Masnavi.

In questi ultimi decenni gli europei non hanno incontrato i sufi, ma gli islamici, un movimento integralista che negli ultimi trent’anni ha dilagato in Asia e in Africa e che pratica una forma di Islam scritturalista con una sharia primitiva e sanguinaria. Esso ha scatenato una guerra di religione contro l’Occidente che continua in Irak, in Siria e in Africa.

Non dobbiamo, però, mescolare tutto e non facciamo di ogni erba un fascio. Nella grande Indonesia, in Africa occidentale e in Senegal c’è un Islam connotato da forti tradizioni sufi che resiste bene. E noi occidentali dobbiamo schierarci con queste realtà, se vogliamo fermare la minaccia islamica anche contro la nostra società occidentale molto spesso priva di valori perenni, dobbiamo dialogare e stare insieme a quelle comunità religiose e a quelle civiltà che hanno un fine di autenticità umana e spirituale.

È importante, tra l’altro, non identificare la pietà jihadista con il fondamentalismo islamico. L’abbiamo visto anche da noi con il fenomeno delle Brigate Rosse e i valori della contestazione del 1998.

Le persone suscettibili di arruolarsi nelle file dei jihadisti sono generalmente molto isolate, poco felici all’interno della comunità. Sono persone che spesso hanno problemi di identità gravi, e per alcuni, particolarmente giovani uomini, la soluzione alle crisi di identità può assumere la forma della conversione a un’ideologia che sia violenta.

In parte, perché questa può apparire assoluta e chiara, in parte perché richiede di colpire coloro ai quali viene attribuita la responsabilità di avere causato la crisi di identità. In questa situazione si tenta di dare colpa alla civiltà occidentale che guarda l’Islam dall’alto in basso e fa sentire a disagio se uno ha un’identità mussulmana.

Al riguardo uno si è sentito attratto dal fondamentalismo violento non perché legge il Corano, ma perché quella ideologia gli rappresenta la violenta negazione del mondo in cui era cresciuto. Si tratta, quindi, non di un fenomeno specificatamente islamico.

Infine, se non ci stiamo sbagliando, a detta anche di esperti documentati, sta incominciando una nuova fase storica. Grazie alla pace fra gli Usa e la Russia, l’Occidente, finalmente unito, può fronteggiare l’islamico armato, frenare la marea migratoria nordafricana e indebolire i centri wahabiti annidiati nelle moschee.

Se la minaccia islamica verrà respinta, diventerà di nuovo possibile il dialogo con le correnti islamiche autentiche. E ci auguriamo che al più presto in Europa si possa rinnovare l’incontro culturale con le grandi correnti della poesia islamica e riscoprire il senso della trascendenza e del mistero divino che abbiamo quasi perduto.

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