Lecco, 21 febbraio 2018   |  

È ora di leggere la Bibbia (e ti spiego come fare)

di Gabriella Stucchi

Don Tartaglia con un modo nuovo, in cui la fine ironia si unisce alla conoscenza dei testi, allo sfondo storico, alle note esegetiche e alle diverse interpretazioni, attrae alla lettura della Bibbia

Leggere la Bibbia

Già la Prefazione di don Bruno Maggioni, noto biblista della Diocesi di Como, sottolinea che «la Bibbia è un libro che dà voce non soltanto alla Parola di Dio rivolta all’uomo, ma anche alle domande dell’uomo qualunque....».

Prima di iniziare l’itinerario di lettura della Bibbia l’autore, don Federico Tartaglia, che ha studiato teologia presso la Pontificia Università Gregoriana ed è sacerdote da 25 anni, con tono ironico nel “Bollettino dei naviganti” espone i modi con cui accostare i testi per trarne il maggior profitto.

Prende così inizio il “folle viaggio” che percorre uno per uno i libri dell’Antico e Nuovo Testamento, in un modo del tutto originale. Nulla si perde del contenuto di ogni libro, di cui peraltro sono evidenziati i punti più importanti, mettendo in grassetto, all’interno del testo, osservazioni e riflessioni che da esso scaturiscono, così che restino impresse nel cuore del lettore e offrano spunti di riflessione personale. Ad esempio, in Sofonia, sono elencate le 12 “promesse di bene” con dodici verbi che si susseguono; ciascuno di essi invita a un ripensamento, e non solo su se stessi, ma sulla grandezza del Creatore e sulla responsabilità che noi abbiamo di rispondere alla sua opera creatrice.

Pure interessante il raggruppare i Salmi in quattro grandi gruppi: inni o canti di lode; ringraziamenti (privati e pubblici); lamentazioni (private e pubbliche); canti regali e messianici, a cui segue l’elenco dei dieci Salmi più belli (secondo l’autore) che cita qualche verso e ne dà una sintesi.

L’autore, riguardo a Giobbe, scrive: «Giobbe è lì, ad attenderci nei giorni di dolore che ognuno ha, quando non sappiamo a chi consegnare la nostra disperazione».

Nelle Lamentazioni «è la voce di Gerusalemme che si eleva alta per esprimere il proprio dolore per la sorte subita». Segue, però, dopo aver riconosciuto le proprie colpe, la professione di fede come risposta al grido di chi ha perduto la speranza.

Ed ecco il Nuovo Testamento: «Una Parola buona, da mangiare!», preceduto da un «antipasto», in cui l’autore afferma: «Beato chi si concede la possibilità, il bisogno, il piacere di mettersi lì a osservare Gesù nel Vangelo...parola che nutre la vita, la orienta, la illumina, la ispira».

L’autore indica, sinteticamente, le caratteristiche di ogni Vangelo. Il Vangelo di Matteo, rivolto agli ebrei, fa parte dei “sinottici”; è stato chiamato il “Vangelo ecclesiale” perché è l’unico che introduce il termine “ecclesia”; possiede una complessa architettura teologica, una considerevole quantità di temi affrontati.
Marco è il primo a scrivere il Vangelo, che risulta più breve degli altri, conciso.

Luca è un siro di Antiochia, medico, discepolo degli apostoli; ha una straordinaria capacità narrativa e il suo Vangelo, che risale al II secolo, definito da qualcuno “Vangelo della gioia” è il più bello da leggere.

L’autore si sofferma molto sul Vangelo di Giovanni (definito “una vera miniera); ha alle spalle una storia ecclesiale più complessa e di fronte insidie teologiche più articolate dei Sinottici. L’autore scorre i vari capitoli, evidenzia i personaggi, cogliendone i messaggi, in particolare quello che fonderà la spiritualità e la teologia cristiana: l’amarsi gli uni gli altri, dare la vita per i propri amici.

Negli Atti degli apostoli Luca presenta una “Chiesa in movimento”, animata incessantemente dallo Spirito, donato nella festa di Pentecoste. Il compito: annunziare il regno di Dio e insegnare ”le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo”.

Paolo, della cui conversione Luca parla in Atti 9, con le sue Lettere elabora, definisce e insegna la verità della fede. La più importante è ritenuta la Lettera ai Romani, in cui sono contenuti insegnamenti sull’importanza della fede in Gesù per la salvezza, oltre che esortazioni morali per i cristiani all’interno e all’esterno della loro comunità.

Il libro si chiude con l’Apocalisse, attribuito a Giovanni, che appartiene al genere apocalittico, le cui caratteristiche principali sono: le visioni, le immagini e i simboli. Le visioni sono esperienze visive che l'autore afferma di aver ricevuto e che cerca di trasmettere fedelmente. Don Tartaglia dice che è il libro «più faticoso per innalzare l’uomo verso l’avvento definitivo del divino...., la Gerusalemme celeste, in cui si è avvolti di luce, di gloria, di pace». L’autore chiude con una calorosa esortazione a leggere la Bibbia, «un libro illuminato e ispirato, democratico e critico, umano eppure divino, aperto e non oscurante».

Don Tartaglia con un modo nuovo, in cui la fine ironia si unisce alla conoscenza dei testi, allo sfondo storico, alle note esegetiche e alle diverse interpretazioni, attrae alla lettura della Bibbia, mostrando da una parte la ricchezza della Parola che essa trasmette, dall’altra la possibilità di accostarla alla propria vita, per renderla punto di riferimento.

Federico Tartaglia È ORA DI LEGGERE LA BIBBIA – Àncora – euro 24.90

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