Lecco, 07 settembre 2018   |  

Editoriale - Don Ticozzi uomo di cultura e passione civile

di Giulio Boscagli

don ticozzi giovanni

Sabato 8 settembre il Comune di Lecco ricorda la figura di don Giovanni Ticozzi con l’apposizione di due targhe che ne ricordano la figura: come si può leggere nel comunicato emesso “La targa vuole essere un riconoscimento a una figura importante per la Resistenza lecchese”.

E’ un gesto importante ma che può rischiare di limitare a una sola dimensione la ricca figura di don Ticozzi.

La ricchezza della sua personalità è assai più ampia e variegata e se ne può avere un’idea leggendo gli scritti che furono pubblicati dall’editore Bartolozzi un anno dopo la sua morte e poi ristampati in anagrafica in occasione del cinquantenario della scomparsa a cura degli ex alunni del liceo Manzoni,

In quell’occasione don Ticozzi fu ricordato al Teatro della Società con una ricca iniziativa in cui assieme alla lettura di brani del sacerdote vennero letti testi di lirici greci e di Platone ed eseguito lo Stabat Mater di Pergolesi, così ripercorrendo le grandi passioni dell’uomo di scuola e di cultura.

L’allora Patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, che fu allievo del liceo Manzoni ai tempi della presidenza Ticozzi, partecipò al ricordo con un suo intervento che merita di essere ripreso.

Scola sottolineò innanzitutto come la passione educativa fosse il faro dell’azione del sacerdote, “che aveva un acuto amore al nostro destino, una incrollabile stima per la nostra libertà, sapeva metterci al lavoro così che potessimo far fruttare tutti inostri talenti”. Un maestro che non si accontentava delle mezze misure.

In secondo luogo ne ricordò la passione civile individuata in “una cura integrale del popolo, un gusto vivissimo del dialogo, un senso roccioso del bene comune, che hanno origine dalla gratuità in cui il cristiano è immerso”. E in una misura alta e larga della politica, citando direttamente don Ticozzi “I partiti non già concepiti come fazione, come fine a sé, come mezzo di prepotenza e di sopraffazione, ma come aspirazione e affermazione di lavoro e di responsabilità – in cui tutte le energie devono essere sfruttate, in cui ciascuno deve dare secondo le sue capacità – come mezzo di progresso individuale e sociale, come lotta onesta e leale”

Scola sintetizzava questa doppia passione con la parola Testimonianza: non c’è infatti possibilità di vera educazione se non come comunicazione di sé. Ancora don Ticozzi: “è necessario che cominci subito e prima da noi e i noi quest’opera di formazione e di risanamento morale, subito e prima di aspettarselo e pretenderla dagli altri”

Da dove viene questa forza di don Ticozzi? “Così dovrebbe essere il sacerdote: l’uomo di Dio, in cui tutti trovano conforto, rifugio, aiuto; l’uomo che ha lasciato il mondo per diventare e farsi il salvatore del mondo; l’uomo che della sua vita s’è fatta una croce per esservi crocifisso e patire lui per il suo prossimo e offrire i suoi patimenti per la redenzione e la felicità dei suoi fratelli”.

In questa profonda immedesimazione con Cristo Signore, Il Testimone fedele dell’amore del Padre per gli uomini, come sottolineava Scola, don Ticozzi trovava la motivazione del suo essere educatore, politico, uomo di cultura e di passione civile, presidente del Comitato di liberazione Nazionale lecchese: una ricchezza per tutta la comunità lecchese ma in particolare per i cristiani che possono ritrovare nella sua memoria le ragioni di una rinnovata presenza sociale e politica.

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