Barzago- Bevera - Bulciago, 13 novembre 2017   |  

Don Marco accolto dalla Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli

di Italo Allegri

Don Marco Tagliabue domenica 12 novembre ha ufficialmente preso possesso della Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli di Barzago, Bevera e Bulciago. Grande partecipazione dei fedeli. Presente il Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla.

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L’Istituto Missioni Consolata di Bevera non è solo una finestra sul mondo, ma anche sulla Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli, alla quale appartengono le parrocchie di San Bartolomeo di Barzago, Santa Maria Nascente di Bevera e San Giovanni Evangelista di Bulciago. Nella chiesa missionaria, infatti, nel pomeriggio di domenica 12 novembre è stata celebrata la cerimonia ufficiale di insediamento del nuovo parroco don Marco Tagliabue, che succede a don Fabrizio Crotta: senza dunque far torto a nessuna parrocchia, ma in un luogo di culto della Comunità Pastorale altamente simbolico, perché richiama una Chiesa in uscita, che si fa missionaria anche nel locale più prossimo.

Innanzi alla chiesa una porta con la scritta: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». All’interno aula gremita in ogni ordine di posto a sedere, lungo i passaggi laterali, mentre la balconata sovrastante l’ingresso è stata occupata delle tre corali riunite.

Ingresso processionale guidato dal Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla: al suo fianco don Marco, i sacerdoti della Comunità Pastorale: don Ambrogio Ratti per Bevera, don Virginio Riva per Bulciago; padre Leopoldo Friso, padre Antonello Rossi, superiore dell’Istituto missionario di Bevera, e tanti altri confratelli che, per ragioni diverse, hanno condiviso la celebrazione eucaristica, perché pastoralmente legati a don Marco. Familiari del nuovo parroco, i rappresentanti della parrocchia di Alzate Brianza, dove in precedenza svolgeva il suo ministero don Marco; i sindaci dei quattro Comuni: Mario Tentori per Barzago, Aldo Riva di Castello Brianza e Davide Maggioni per Sirtori per la località di Bevera e Luca Cattaneo per Bulciago.

Giunta la processione ai piedi dell’altare, i sacerdoti hanno occupato il presbitero, mentre don Marco è rimasto innanzi alla mensa eucaristica assistito dal cerimoniere. Ha quindi preso la parola il Sindaco di Bulciago, Luca Cattaneo che, a nome della Comunità Pastorale, in rappresentanza delle quattro istituzioni civili, ha rivolto il benvenuto al nuovo Parroco «che assume una grande responsabilità, unitamente a un grande impegno pastorale, che lo vede Parroco di un ampio territorio e pastore di oltre 6 mila anime». Compito gravoso ma condivisibile: «Voglio però assicurarti fin da subito don Marco – prosegue Cattaneo – il sostegno mio personale, dei miei colleghi Sindaci e di tutte le Amministrazioni Comunali che rappresentano. Saremo sempre disponibili, in spirito di servizio al paese e di collaborazione con la Parrocchia, per ogni attività, progetto o iniziativa finalizzate alla crescita della nostra Comunità». Il protocollo ufficiale posticipa l’ingresso effettivo per cui c’è già stato il tempo necessario per conoscere la realtà della Comunità Pastorale, afferma Cattaneo: «Avrai certamente percepito che la più grande e importante risorsa di questa Comunità è costituita dalle tante persone di buona volontà, sempre pronte a impegnarsi per gli altri, in parrocchia, nelle associazioni, nel volontariato. Ecco il bene prezioso che va coltivato e fatto crescere, e questo compito sarà più facile lavorando insieme, in stretta collaborazione, che sono sicuro darà i suoi frutti!». Nelle nostre comunità il Sacerdote è ancora considerato «un punto di riferimento, un modello, una guida capace di suscitare nei nostri cuori una reale prospettiva di speranza, capace di riavvicinarci all’autenticità del Vangelo». Ciò richiede «una tua presenza attenta ed assidua, capace di creare dialogo e cooperazione, attenzione e condivisione», ma occorre anche «che la Comunità tutta si stringa intorno al suo nuovo Pastore e lo accompagni in questa avventura che sarà sicuramente entusiasmante».

Quindi il benvenuto del Consiglio Pastorale, porto da Antonio Inglese a nome della Comunità: «Come i cori che animano questa celebrazione hanno bisogno di un La per accordarsi e cantare, così noi attendiamo la tua parola di pastore per accordarci e procedere insieme vero la santità. Abbiamo bisogno di un fratello come noi, che sia guida tra di noi, che abiti con noi questo tempo non facile e che con noi abbia pazienza e audacia nel cercare qui e ora l’essenza di quel Dio in Gesù Cristo che desideriamo conoscere ed amare sempre di più. Con te desideriamo crescere e camminare in un percorso di reciproca fiducia. Con paziente accoglienza nei tempi e nelle diversità di ciascuno. Con onestà e semplicità vogliamo esprimerti il nostro affetto fraterno e tutta la nostra comprensione per il nuovo incarico di Pastore fra noi. Non privo di problemi e di difficoltà, alcune delle quali correlate al nostro essere parrocchie singole e solo da qualche anno impegnate nella sfida di un sostanziale cambiamento di mentalità. Tale cambiamento deve portare una nuova vita di collaborazione e di comunione fraterna, dove ciascuno è chiamato alla corresponsabilità».

Il Vicario Episcopale legge il decreto di nomina di don Marco Tagliabue quale Parroco della Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli, sottoscritto dall’Amministratore Apostolico Angelo Scola in data 1 settembre 2017. Don Marco risponde poi alle domande di rito formulate da Mons. Rolla, quindi gli è consegnata la stola violacea e l’acqua benedette con la quale don Marco prima si asperge e poi benedice i fedeli percorrendo la navata centrale.

Quindi l’annuncio del Vicario Episcopale: «Carissimi ecco il nuovo responsabile di questa Comunità Pastorale don Marco Tagliabue», cui ha fatto seguito un cordiale, affettuoso e prolungato applauso dell’assemblea, e don Marco da qui in poi presiede la solenne concelebrazione eucaristica.

La prima parola pronunciata da don Marco in apertura di omelia è stata: Grazie, sostantivo che appartiene alla vita del cristiano, perché riconosce che tutto è grazia e dono: «Oggi lo diciamo reciprocamente: al Signore che ci fa incontrare, a Mons. Rolla per la sua presenza, alle autorità, a tutti i confratelli che celebrano, in particolar modo a don Virginio e don Ambrogio, al Consiglio Pastorale, alle tre parrocchie, ai tre cori, ai chierichetti, a quelli che hanno preparato questo luogo, ai padri della Consolata. Mi è sembrato bello partire da qui, perché quel portone che avete fatto fuori può essere letto in due modi: in entrata, ma anche in uscita, per una missione che continua, ha un nuovo inizio o un nuovo impulso».

Le letture evangeliche della prima domenica di Avvento sono piuttosto forti: come conciliarle con la circostanza si è chiesto il nuovo Parroco? Tre parrocchie, chissà come si farà a gestirle? E poi gli interrogativi dei fedeli: come sarà il nuovo Parroco, quali progetti avrà, come affronterà le diverse problematiche, quale sarà il rapporto con i tanti gruppi e associazioni?

Prima considerazione: «Tutti i progetti pastorali servono, perché quando una comunità è ben organizzata vuol dire che sta dando delle risposte in missione, non soltanto a chi c’è già, ma anche una missione che se anche non è in tutto il mondo, come ci ricordano queste bandiere, però è anche in tutto il territorio, nei nostri quattro comuni».

La Parola della liturgia prefigura la fine del mondo, che può incutere paura o suscitare gioia. Ma se ribaltiamo la prospettiva partendo dalle origini del mondo si delinea una nuova prospettiva.

Dalla prima lettura della realtà pastorale don Marco rileva la «presenza soprattutto di anziani nelle Messe domenicali e tanti bambini». Questo presuppone «che all’interno di ciascuno ci sia un inizio profondo e forse il passo da fare è proprio quello di recuperare la profondità delle origini». E mostra un diapason che se urtato vibra ed emette un suono originale, che l’assemblea fa fatica a sentire. E’ un «suono che a volte abbiamo dimentico, perché soffocato da tante tradizioni, tanta buona volontà unitamente ai nostri limiti e allora questo suono va riscoperto».

Lo possiamo fare con la «preghiera, la Parola originaria: in principio era il Verbo … che per meglio percepirlo occorre avvicinarsi a Dio». Talvolta lo diamo per scontato di saperlo già fare «mediante le tradizioni che conosciamo diffuse nelle nostre parrocchie, le nostre usanze, sappiamo già tutto della Chiesa: come ci si comporta, abbiamo già stabilito il nostro ruolo, il nostro compito, oppure abbiamo deciso di mantenere le distanze».

I giovani oggi dicono di «non sentire più questo suono della Chiesa e allora lo cercano da soli; ma capite bene che della preghiera non possiamo fare un monologo con le nostre parole, i nostri progetti, le nostre abitudini, le nostre tradizioni, ideologie o nostalgie».

L’atteggiamento nuovo da assumere è quello di «rimetterci: primo in silenzio, secondo avvicinarci a Dio lasciando perdere le nostre convinzioni». Ci sono quelli che dicono: «siamo certi che il Signore non risponde e allora questa percezione ci tiene lontani da Lui». Invece se noi «ci purifichiamo e diciamo Signore aiutami di nuovo ad ascoltare la Tua Parola, il Tuo vangelo, io so che Tu ci sei, che questo suono risuona anche dentro di me; quindi silenzio e poi la rinnovata vicinanza fiduciosa verso Dio». E completiamo questo atteggiamento con una terza disposizione, ossia: «Dotarci di una cassa di risonanza: è bello essere una comunità cristiana dove il Vangelo è la prima cassa di risonanza, dove la Parola è lì scritta, pronta per essere letta e ascoltata; e poi la seconda cassa di risonanza è l’eucaristia, dove il Signore scalda ancora il nostro cuore».

E conclude don Marco: «Questo è il cammino che dobbiamo fare insieme, dobbiamo farlo per noi stessi, per le nuove generazioni, sentendoci insieme non troppe parrocchie o parrocchiette, chiese o chiesette, non tanto per le nostre cose da difendere o ideologie che devono andare sopra gli altri, ma è questo suono originario che dobbiamo cercare insieme già in questo tempo di avvento».

Al termine della celebrazione un gustoso buffet preparato dalla Comunità Pastorale per i numerosi presenti e il taglio finale della torta con la scritta: «Benvenuto tra noi e Viva don Marco».

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