Roma, 09 gennaio 2018   |  

Domenica 14 gennaio "Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato"

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. Le migrazioni globali non sono una minaccia, ma un’opportunità per costruire un futuro di pace

papa francesco bergoglio seduto

Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono i quattro verbi-azione che Papa Francesco elenca nel messaggio per la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018, che si celebrerà domenica 14 gennaio.

Nel messaggio Papa Francesco porta avanti e approfondisce il discorso sugli “oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati”, proposto già in occasione del messaggio per la Giornata mondiale della Pace celebrata lo scorso 1° gennaio, il titolo del messaggio è stato: Coloro che vagano da una parte all’altra della terra in cerca di “un luogo dove vivere in pace” devono essere “accolti, protetti, promossi e integrati”. In questi quattro verbi, afferma il Papa argentino, si racchiude il corretto atteggiamento del cristiano, che si concretizza in una serie di possibilità da concedere a migranti e rifugiati.

Prima di tutto, l’accoglienza prende forma in “possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”, auspicando da parte delle istituzioni la concessione di visti e permessi, a seconda dei casi specifici. Nella difesa “dei diritti e della dignità” consiste la protezione di uomini, donne, anziani e bambini che approdano a nuove realtà umane, sociali e politiche. Perché venga concesso loro l’asilo che chiedono è fondamentale, tuttavia, promuovere, ossia garantire loro quei modi necessari per realizzarsi e sentirsi membri della comunità che li ha accolti. Infine, Francesco pone l’accento sull’integrazione come motore dell'”arricchimento culturale”, che implica non un'”assimilazione”, che indurrebbe a dimenticare la cultura d’origine, ma un’apertura verso l’altro che può rappresentare solo crescita per l’individuo.

Le migrazioni globali non sono una minaccia, ma un’opportunità per costruire un futuro di pace. “Aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta”: accogliere l’altro significa agire concretamente e in maniera responsabile. I governanti hanno una precisa responsabilità nell’assicurare i diritti e lo sviluppo armonico delle proprie comunità. Coloro che, anziché costruire la pace, “fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, seminando violenza, discriminazione razziale e xenofobia”, sono fonte di grande preoccupazione. Bisogna trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza nazionale e la tutela dei diritti umani.

Accogliere oltre ad inglobare l’accezione “dovere” non ha bisogno di palcoscenici ma di cuori, volti e mani che rivoluzionano un sistema, dove l’altro non è un numero ma semplicemente una persona come te, che ha bisogno di affetto, attenzioni, cure e cultura. Non dobbiamo e non possiamo dimenticare i tanti “ecce homo” del nostro tempo, perché “Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo” (Blaise Pascal). Sì, Dio è ancora in agonia e lo sarà fino alla fine del mondo, fin quando nel mondo ci sarà anche un solo uomo e una sola donna sottoposti ad un processo iniquo e falso, a torture e ingiustizie.

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