Milano, 03 novembre 2017   |  

Delpini scrive ai parroci per incoraggiare tra i laici la vocazione al diaconato permanente

Domani 5 nuove ordinazioni nel solenne Pontificale per San Carlo in Duomo

mons mario delpini

L’Arcivescovo Delpini incoraggia i laici al diaconato permanente e con le nuove ordinazioni porta a 147 il numero di fedeli impegnati in questo ministero.

Domani, sabato 4 novembre, alle ore 9.30, in Duomo, l’Arcivescovo ordinerà 5 nuovi diaconi permanenti, presiedendo il Pontificale per la solennità di San Carlo Borromeo, co-patrono della diocesi ambrosiana.

Con questa celebrazione diventeranno collaboratori dell’Arcivescovo per il ministero apostolico Maurizio Giuseppe Bianchi, sposato con tre figli e residente a Milano; Davide Canepa, sposato con quattro figli, originario di Genova, ma residente a Merate (Lecco); Tullio Maria Gaggioli, sposato con tre figli, residente a Busto Arsizio (Varese), Stefano Pozzati, di Nerviano, sposato con due figli; Alessandro Volpi, di Milano, sposato con due figli.

Proprio in vista di queste ordinazioni, l’Arcivescovo ha inviato una lettera alle parrocchie per sollecitare le vocazioni a questo impegno. «Invito le comunità a rivolgere un’attenzione specifica per comprendere i tratti caratteristici della figura del diacono, nella sua forma permanente, e per incoraggiare uomini che si ritengono adatti a farsi avanti per il servizio», scrive mons. Delpini.

Nel testo, l’Arcivescovo traccia anche l’identikit del diacono: «Si tratta infatti di una persona che deve trovarsi a suo agio nell’offrire la sua testimonianza negli ambiti ordinari della vita quotidiana, cioè la sua famiglia e il suo ambito professionale, e insieme deve trovarsi a suo agio nel servire in modo qualificato la celebrazione liturgica; si tratta di una persona adulta che ha già definito il suo stato di vita, nel matrimonio o nella scelta di vita celibe, ma nel suo modo di essere sposato o celibe rivela i segni di una vocazione a uno specifico servizio ecclesiale inserendosi nel clero; si tratta di una persona che deve trovarsi nelle condizioni per praticare un percorso di preparazione e di formazione permanente che si distende in almeno cinque anni e che richiede un certo investimento di tempo, che sia compatibile con ritmi di vita familiare e professionale».

Voluto in Diocesi 30 anni fa dall’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, il diaconato permanente è guardato con crescente interesse dalla Chiesa ambrosiana.

Negli anni la Diocesi di Milano ha insistito molto sulla formazione dei candidati.

Oggi per diventare diaconi occorre conseguire la laurea triennale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano e concludere un percorso quinquennale di formazione scandito da due momenti pubblici presieduti dall’Arcivescovo: il rito di ammissione e, infine, di ordinazione.

Collaboratori del Vescovo per il ministero apostolico, i diaconi non presiedono la Messa, ma possono proclamare il Vangelo e fare l’omelia durante la celebrazione eucaristica. Non possono confessare, né amministrare il sacramento dell’unzione degli infermi ma hanno la facoltà di battezzare e di benedire le nozze. Generalmente si dedicano a servizi specifici all’interno della comunità ecclesiale a seconda della loro inclinazione: ad esempio animano le attività caritative o culturali, si occupano dell’assistenza ai malati o ai carcerati.

Con le nuove ordinazioni salgono a 147 i fedeli ambrosiani che hanno scelto di impegnarsi in questo servizio per la Chiesa. I diaconi attualmente in servizio hanno un’età media di 63 anni (il più giovane ne ha 35 e il più anziano 84). La metà lavora e l’80% ha una famiglia. La stragrande maggioranza deve dunque conciliare gli impegni di una vita comune agli incarichi pastorali.

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