Milano, 13 agosto 2018   |  

Delpini ricorda Tettamanzi: "Fu sempre fedele al Vangelo”

L'arcivescovo così lo ricorda nel primo anniversario della scomparsa del predecessore.

SetHeight439 tettamanzi

Fu un uomo e un Arcivescovo al quale «è stato facile volere bene» per la sua umanità.

Così l’Arcivescovo Delpini che ha presieduto in Duomo la Celebrazione eucaristica nel primo anniversario della scomparsa del predecessore. Presenti il fratello, la sorella, nipoti e pronipoti, l’assistente Marina Oggioni, la Comunità con i sacerdoti di Renate (dove questo amato Pastore ambrosiano nacque il 14 marzo 1934).

Concelebranti molti presbiteri, tra cui i vescovi ausiliari, monsignor Luigi Stucchi e monsignor Giuseppe Merisi, i Canonici del Capitolo Metropolitano con l’Arciprete monsignor Gianantonio Borgonovo.
La riflessione nell’omelia, collegata con la Parola di Dio con la pagina del Discorso Missionario di Matteo al capitolo 10, è un invito a essere discepoli – sull’esempio dei 12 – ricchi di entusiasmo, ma libri dall’esito, mettendo «nel conto anche il fallimento e persino la persecuzione». Ma è appunto in tali momenti che si riconosce – ha suggerito Delpini – il discepolo autentico, quello che «deve evitare il risentimento» come pure «l’accondiscendenza al compromesso», anche se «nessuno trova gradevole abitare nell’impopolarità, attraversare il paese e sentirsi guardato con sospetto, con antipatia»

«Queste sono le indicazioni che si ricavano dal Vangelo: evitare il risentimento, il compromesso, continuare a sperare e ad annunciare il Regno di Dio. Ciò ci aiuta a ricordare con riconoscenza il cardinale Tettamanzi perché la sua testimonianza, il suo Ministero, il suo Magistero sono ben illuminati dalla Parola che abbiamo ascoltato. Infatti, nel suo Ministero episcopale ha incontrato tanta benevolenza, è stato vicino a tanta gente, ha avuto per molti una parola buona che ancora si ricorda. È stato facile volergli bene perché si capiva che ci voleva bene».

Anche quando in certi momenti del suo Episcopato, iniziato il 29 settembre 2002 e conclusosi il 28 giugno 2011 (nell’anniversario esatto dei suoi 54 anni di Ordinazione), egli fu oggetto di attacchi di fronte ai quali mantenne la serenità e la bontà che gli erano proprie, convinto della necessità di portare ovunque e a ciascuno l’annuncio della speranza che non delude.

«Non sono mancate neppure a lui, neppure a Milano esperienze di fallimento, di critica, di indifferenza. In questo contesto è stato testimone di una benevolenza che non è stata scalfita dalle reazioni negative, di una coerenza che non ha cercato la popolarità più della fedeltà, di una fedeltà al Vangelo che ha sostenuto il suo cammino in terra e l’ha introdotto nella festa di Dio. Siamo qui a celebrare con lui questa speranza e a chiedergli di pregare perché anche noi possiamo imparare la stessa coerenza».

Poi, la benedizione dell’Arcivescovo, circondato dai concelebranti e dai fedeli, presso la sepoltura dell’Arcivescovo all’Altare della “Virgo Potens” in Cattedrale, dove riposano anche il beato cardinale Schuster e i cardinali Tosi e Colombo.

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