Milano, 02 gennaio 2019   |  

Delpini: La pace è frutto di un grande progetto politico

«La pace è il nome della convivenza buona, della vita serena, del bene comune».

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L’Arcivescovo in Duomo nella Messa del 1 gennaio celebra la 52esima Giornata della Pace. Concelebrano il vescovo Francesco Brugnaro, alcuni membri del Consiglio Episcopale Milanese, i Canonici del Capitolo metropolitano con l’arciprete monsignor Gianantonio Borgonovo che porge l’indirizzo di saluto iniziale. In altare maggiore siedono, come ormai tradizione il 1 gennaio, i Ministri delle diverse Confessioni aderenti al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Tra i molti fedeli ci sono i rappresentanti di tante etnie che hanno preso parte alla Marcia della Pace promossa, come sempre, dalla Comunità di Sant’Egidio e conclusasi in Cattedrale.

Siamo convenuti qui, in questo primo giorno dell’anno, per pregare l’unico Padre, per professare la fraternità profonda che ci unisce nonostante le nostre storie complicate, per rinnovare la fede nella provvidenza del Padre che accompagna i nostri giorni con la forza dello Spirito Santo e ci persuade a essere così tenaci e fiduciosi nel compiere le opere di Dio, da attraversare i giorni di quest’anno come coloro che possono essere detti figli di Dio perché operano per la pace».
Per questo, suggerisce il vescovo Mario, abbiamo qualche cosa da dire alla città in cui viviamo.
«Noi abbiamo la fierezza e la responsabilità di non tacere negli spazi pubblici della città. Noi abbiamo rispetto di tutte le Istituzioni legittime e per tutti i rappresentanti delle Istituzioni e, anzi, proviamo simpatia per tutti coloro che assumono la responsabilità per le Istituzioni. Siamo cittadini italiani ed europei e ci troviamo come fratelli anche con cittadini di altri Paesi e insieme con loro e abbiamo qualche cosa da dire. Parliamo con discrezione e rispetto, non come chi vuole fare da maestro o impancarsi a giudice, ma come persone e comunità che hanno a cuore la città e il Paese in cui si trovano a vivere».
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«La prima parola dell’anno è la benedizione, la rivelazione dello sguardo paterno e benevolo di Dio per tutti i suoi figli. Il volto del Padre, che risplende per tutti, sia incoraggiamento, consolazione, benedizione per coloro che sono lieti e per coloro che, in questo momento, piangono e sono soli, per coloro che sono disperati, che sono spaventati della vita e di quello che li aspetta, per coloro che sono malati, per coloro che sono senza lavoro. Benedizione che ci unisce in un popolo solo e solidale».
Da qui, la pace «che non può essere interpretata soltanto in un senso personale e intimistico. La pace che è un concetto politico; che è il nome della convivenza buona, della vita serena, del bene comune».
«La politica è proprio l’azione condivisa per promuovere, custodire, difendere il bene comune. Noi che preghiamo Dio sentiamo una particolare responsabilità per rinnovare le parole di benedizione e, insieme, per renderci disponibili all’impresa comune», spiega l’Arcivescovo in riferimento al Messaggio papale, quando Francesco dice: “Le Chiese non fanno politica, ma benedicono con le Parole del Signore ogni uomo, ogni donna che operano per la pace”. «Siamo qui per ripetere la benedizione alla città in cui viviamo, convocati da diverse comunità cristiane e popoli della terra. Benedetta sia questa società, questa città, perché vogliamo essere alleati con Dio. Vogliamo stringere le mani, avviare dialoghi, risolvere i problemi. Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio».
A conclusione della Celebrazione, i Ministri – che, poi, salgono nella Cappella arcivescovile per gli auguri – benedicono insieme i fedeli con la benedizione di Aronne.

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