Milano, 17 dicembre 2018   |  

Delpini: “Guardare alla missione compiuta più che ai risultati ottenuti”

Questo il monito rivolto agli operatori del mondo del lavoro

CroppedImage720439-AnniversarioVittoriaDelpini-8th

Alla Celebrazione per la V domenica dell’Avvento ambrosiano, presieduta dall’Arcivescovo, sono stati specificamente invitati gli operatori del mondo del lavoro di tante Associazioni e articolazioni, che sono stati presenti numerosi.

Le riflessioni dell’Arcivescovo hanno preso avvio da un’immagine realistica del nostro tempo: le creazioni dell’ingegno e del lavoro umano, dell’intraprendenza, della ricerca, della potenza e delle scoperte della tecnica, dei miracoli della scienza.
Insomma, tutto ciò che seduce e fa rimanere incantati fino a farne degli idoli.

Un’immagine che definisce anche i contorni dell’immancabile delusione, come sempre accade se si guarda con più attenzione ai falsi idoli: «quando c’è la tentazione di precipitare dall’euforia alla depressione, dal delirio di onnipotenza allo scoraggiamento dell’impotenza», davanti a un ambiente più degradato di prima e a una società in cui è così difficile vivere. «Così gli uomini e le donne si rendono conto di essere gli artefici dell’incompiuto che possono predisporre tutte le condizioni per la vita, per l’amore, per la serenità», ma che nulla possono davvero fare «se, poi, la vita non nasce, l’amore non bussa alla porta, la serenità è minata da qualche principio di paura e di angoscia».
È il dubbio che tutti conosciamo bene: «A che serve tanto impegno, se non si può produrre un risultato, tanto investimento di determinazione e di intelligenza se tutto si risolve solo in un’attesa?».

Dunque, che fare come credenti?
«Gli artefici dell’incompiuto sono spesso uomini di fede e conoscono quella misteriosa pratica che è la preghiera. Invocano il compimento, ma non presumono di costruirselo da sé e attendono che venga dall’unico che può realizzarlo».
Così come fece Giovanni il Precursore, «inviato a preparare la strada per il Messia atteso», suggerisce il Vescovo Mario, in riferimento al Vangelo appena proclamato.

Dunque, un compimento da considerare come dono e grazia, ascolto, «contemplazione della gloria di Dio sul volto di Cristo», gioia e speranza, anche se i risultati non sono quelli attesi.
«Il compimento è vedere il frutto della propria missione, la certezza di aver portato a buon fine il compito. La gioia del compimento è nella missione compiuta più che nei risultati ottenuti».

Parole che l’Arcivescovo ha rivolto direttamente a chi si è impegnato con generosità e dedizione per sostenere le difficoltà lavorative, come gli operatori del Fondo (ai quali, al termine della Messa, ha consegnato un ciclamino come piccolo omaggio in segno di ringraziamento). «In questa Celebrazione, tanti si possono riconoscere artefici dell’incompiuto: uomini e donne che, sul territorio della Diocesi, si sono dedicati all’impresa che ha scoraggiato molti, quella di curarsi del lavoro per sostentare le famiglie. Forse, anche alcuni operatori del Fondo si sentono artefici dell’incompiuto. Hanno operato con pazienza, competenza, determinazione in una rete di collaborazione che è ammirevole. Hanno fatto tutto quello che si poteva fare, si sono presi cura delle situazioni e delle persone con ogni premura e, poi, hanno constatato che gli esiti sono scarsi, che il raccolto è lontano, che il dramma continua a ferire. Dobbiamo dire che siamo ancora in cammino».

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

21 Luglio 1927  ad Adenau (Germania) Alfredo Binda vince il 1º Campionato del mondo professionisti di ciclismo. I primi posti sono tutti italiani: seguono Binda Costante Girardengo, Domenico Piemontesi e Gaetano Belloni

Social

newTwitter newYouTube newFB