Pescate, 13 ottobre 2017   |  
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Pescate: "Redaelli fuori per ragioni interne, non per la Gilardoni"

di Stefano Scaccabarozzi

Subbuglio a Pescate, il sindaco De Capitani: ha accusato la giunta di fatti gravissimi, decisione inevitabile.

dante de capitani pescate 2017

Dante De Capitani

«Non potevo accettare di portare in Consiglio comunale un'interpellanza del mio capogruppo in cui la Giunta viene attaccata in questo modo e con quei termini». Così Dante De Capitani, sindaco di Pescate, motiva la decisione del gruppo consiliare “Pescate per le libertà” di estromettere dalla maggioranza Roberto Redaelli.

De Capitani precisa subito che si tratta di una vicenda interna alla maggioranza e nulla ha a che vedere con il rinvio a giudizio di Redaelli nell'ambito del processo sui presunti maltrattamenti ai lavoratori della Gilardoni: «c'è stata solo una casuale coincidenza di tempi, questa decisione non ha nulla a che vedere con la vicenda Gilardoni su cui non cambio idea. Auguro a Redaelli di dimostrare durante il processo la sua estraneità alle accuse a lui mosse e sono sicuro lo farà. In questi mesi l'ho strenuamente difeso, perché ho pieno rispetto della magistratura e quindi lo difenderò sempre fino a sentenza».

roberto redaelli pescateQuali sono allora le «insanabili divergenze sorte in ordine al comportamento tenuto dal consigliere Redaelli verso la giunta comunale»? A spiegarlo è sempre il primo cittadino pescatese: «tutto è nato da un futile motivo, che poteva essere tranquillamente risolto, mi riferisco alla concessione di un'ora di utilizzo della palestra ai bambini del Gruppo sportivo Pescate. Hanno presentato richiesta solo il 25 settembre, per un'ora che non avevano mai usato prima, quando però era già stata assegnata al corso comunale di ginnastica dolce per anziani. Se questo tema Redaelli ha presentato un'interrogazione di nove pagine con accuse gravissime alla Giunta».

Nel testo presentato da Redaelli si leggerebbero i seguenti assunti: “decisione non democratica della giunta”, “assessorato allo sport boicottando l'attività dei bambini”, “oligarchia in Comune”, “decisioni che fanno parte ventennio fascista”, “l'amministrazione vuole buttar fuori i bambini dalla palestra”.

Per questo motivo ieri si è tenuta una riunione del gruppo “Pescate per la Libertà”: «Sono accuse gravi, che fanno male, inaccettabili se rivolte da un capogruppo alla propria giunta. Ci aspettavamo – continua il sindaco De Capitani - le sue dimissioni dopo quello che ha scritto, ma Redaelli ha rifiutato non accettando nemmeno di ritirare l'interpellanza (sarà discussa nel consiglio comunale del 31 ottobre) in quanto convinto di avere ragione. Il gruppo ha perciò deciso per l'espulsione, credo che Redaelli continuerà a svolgere il ruolo di consigliere comunale, ma lo farà dai banchi della minoranza».

Un rapporto quello tra De Capitani e Redaelli che era andato incrinandosi: «Ricevo sue mail per ogni fatto, anche il più insignificante, che succede a Pescate. Il che va benissimo, capisco la sua determinazione, lo chiamavo appunto caterpillar, ma io devo pensare ad amministrare. Dopo sei anni quello tra il consigliere e il Sindaco era diventato un rapporto logoro, anche se ho sempre avuto un buon rapporto con lui, per me è come fosse un mio nipote. Da parte mia proveremo a rimanere amici, anche se è difficile con caratteri come il nostro».

Nell'ultimo consiglio Redaelli aveva già deciso di presentare autonomamente un'interrogazione sui vaccini che aveva creato qualche problema in maggioranza: «siamo riusciti a uscirne bene – conclude De Capitani – anche se ci sono state delle tensioni. Ora però è arrivato questo attacco all'assessore allo Sport e alla Giunta e quindi la decisione è stata inevitabile. Prima probabilmente scaricava le sue invettive sulla minoranza, ora che non c'è più l'ha fatto con noi, è incredibile essere arrivati a questo punto per un fatto così puerile dove è chiaro che la colpa non è del Comune, ma del gruppo sportivo che ha illuso i genitori».

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