Lecco, 11 maggio 2017   |  

Davide Caldirola presenta il libro “Riportando tutto a casa"

di Ugo Baglivo

La pubblicazione nasce dagli esercizi spirituali che l’autore è chiamato da qualche anno a tenere per sacerdoti e suore, e anche per laici impegnati nella vita religiosa.

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Alla Libreria “Mascari 5” di Lecco, già impegnata nella presentazione al vasto pubblico di libri di analisi sociale con l’iniziativa intitolata “Stili di vita”, si esce allo scoperto anche per approfondimenti strettamente religiosi, come è giusto per una libreria che una volta si chiamava semplicemente “Buona Stampa”, accanto alla basilica di S. Nicolò. L’ultimo pomeriggio letterario, organizzato alla “Mascari 5” è stato il 10 maggio u.s. per la presentazione del libro di don Davide Caldirola, dal titolo “Riportando tutto a casa”, ediz. Ancora 2017; un puntuale commento alla parte finale del Vangelo di Luca: dalla Cena di Gesù con i suoi, alla Passione e poi Resurrezione, fino all’Ascensione.

L’autore è un giovane prete, giovane d’aspetto e di dinamismo fisico e mentale più che di dato anagrafico: nato nel 1963 nella Brianza lecchese, e cresciuto a Sartirana di Merate, ordinato prete nel 1987 a Milano, è stato operativo a S. Giovanni di Lecco dal ’94 al 2000, e ora è parroco a Milano città.Il suo impegno pastorale ha privilegiato sempre i giovani; di qui i ricordi affettuosi dei tanti lecchesi che hanno gremito la sala della Libreria adibita alla presentazione delle novità editoriali.

IMG 9762Ma questo libro nasce non tanto dal contatto con i giovani laici quanto da una più profonda radice: gli esercizi spirituali che l’autore è chiamato da qualche anno a tenere per sacerdoti e suore, e anche per laici impegnati nella vita religiosa, in particolare (nel caso del libro) presso la casa “Villa S. Carlo” di Costabissara (VI) per l’Istituto del Prado.

Si è prestato a presentare l’autore mons. Franco Cecchin, prevosto e decano di Lecco, fervido parroco nella basilica di S. Nicolò, sempre attento alle novità culturali – non solo religiose – della zona pastorale. Egli, con stile giornalistico di consumata esperienza, ha provocato l’autore del libro con domande incalzanti e briose. Così l’autore, nel rispondere, ha potuto dare di sé un’immagine di persona attenta più all’interiorità e all’approfondimento, anche letterario, del Vangelo di Luca, che agli aspetti divulgativi del messaggio religioso: quest’uomo, noto a molti lecchesi per il suo impegno concreto nel mondo giovanile, ha dato di sé una testimonianza di profonda spiritualità vissuta intimamente, di lettore che sa scavare nei testi sacri per ricavarne insegnamenti di vita.

Nella Pasqua, per come è tratteggiata nel Vangelo di Luca, il Maestro “dà la piega” ai suoi discepoli, come dire incide più profondamente e ristruttura la loro vocazione, preparandoli per l’atto finale: egli finalmente “torna a casa”, dal Padre suo, e lascia ai suoi gli indirizzi giusti per una lunga strada che essi devono poi percorrere da soli, con il Suo aiuto ma senza la Sua presenza tra loro. Ecco il titolo “Riportando tutto a casa”: Gesù torna a casa, ma chi rimane nella vita reale deve sapere che il compito da Lui affidatogli è per i valori di là, ultra-terreni, della casa del Padre, non quelli dei poteri umani, ma quelli dell’intimo rapporto della creatura che cerca il suo Creatore, e lo troverà alla fine dei tempi, dei singoli uomini e dell’umanità intera.

E come portare a chi è più lontano questo messaggio “clou” del Vangelo di Luca? come interessare i giovani, che oggi più che in passato disertano le chiese, ai valori dell’eternità? Risposta profonda: “Non lo so!” cioè non siamo noi che intuiamo la strada, ma il Maestro che opera per mezzo nostro, come insegnò ai suoi discepoli con la sua Pasqua. Ecco l’attenzione per una lettura del testo sacro che non è per uno scorrere sequenziale di una trama, come in un romanzo di letteratura amena, ma è meditazione che si ferma su talune parole “polisenso”, per comprenderle nella portata della logica di Gesù, e rapportarle alla vita nostra.

IMG 9763Traspare da questo approccio “meditato” ai testi sacri l’insegnamento del card. Martini, affettuosamente riconosciuto dall’autore come principale ispiratore della propria “lectio”, assieme ad un altro teologo noto al pubblico di iniziati: Bruno Maggioni, comasco. Tra gli Evangelisti, Marco è nell’ottica del catecumeno, Luca è l’evangelizzatore che trascina ai valori ultra-terreni, e Giovanni è il mistico che sa intuire di che natura è la vita divina.

Rispetto a questo itinerario dell’anima verso i valori divini, non si può distinguere se il libro di Caldirola (come il testo del Vangelo) è più per preti o più per laici: tutti sono discepoli, gli uni quanto gli altri, tutti chiamati a penetrare nel mistero degli insegnamenti del Maestro, partendo dal proprio vissuto e dalle proprie possibilità per progredire nel punto di vista non nostro, ma del Maestro.

Così Caldirola, attraverso alcune parole-chiave che gli scappano forse senza volerlo, dimostra quanto il suo percorso intimo sia avanti nella sequela di Cristo: la parola di Dio, sempre più negli anni, “me la godo”, sempre più “provo gusto” nella lettura meditata dei testi, che non nascono tanto come messaggio di uomini (autori) che si rivolgono ad altri uomini (lettori), ma vengono dall’alto, provengono da un punto di vista non umano, che ribalta i valori umani per avvicinarci al divino.

In questo senso, tornando alla lontananza di tanti – oggi – dai valori del divino, l’autore arriva a provocare: è un vizio dei preti quello di dare risposte preconcette senza che gli interlocutori (gli uomini comuni) pongano domande: nel rapporto pastorale è meglio farsi umili per “cogliere le domande” che gli uomini si pongono e ci pongono, nei vari passaggi della loro vita. Gli uomini d’oggi, i giovani in particolare, sono distratti da mille problemi esistenziali; occorre interagire con loro più che mettersi in cattedra a insegnare.

I grandi numeri nelle chiese vanno scordati, non esistono più e non c’è da illudersi aspettandoli; ma il dialogo è un’operazione paziente, che prevede rapporto tra due interlocutori, tra pochi che interagiscono; come a S. Gregorio Magno (citazione teologica) il popolo di Dio restituisce a te la bellezza e la bontà del tuo sforzo, con la sua risposta, più importante per qualità che per quantità. Ecco il valore consolante, per il prete come per il laico attento, della “chiesa dei giorni feriali”, quella senza gente, senza solennità.

Nel libro si dà risalto ad una citazione, in proposito. <Non esiste solo la chiesa trionfante delle fanfare e nemmeno quella entusiasta dei canti dei giovani e delle chitarre, di un’assemblea vivace e coinvolgente. Esiste la chiesa dei semplici e dei poveri, quella dei giorni feriali, della vita quotidiana. Celebrerai tante messe così: con canti un poco stonati, con poche persone sparpagliate in grandi chiese vuote, senza nessuna apparente bellezza … Capirai, e ne sarai felice, che a volte è importante abbassare la voce e parlare in un sussurro, se non addirittura tacere e ascoltare … I semplici celebreranno con te quando non avrai voglia, ti sosterranno quando ti mancheranno le parole, ti riporteranno a casa (a casa! la casa del Redentore, della Pasqua del Vangelo di Luca n.d.r.) quando la fretta e l’ansia ti vorrebbero condurre lontano>.

Così un parroco amico dell’autore scrive e un giovane prete per illuminarlo, così Gesù guidava i suoi “verso casa”, proprio nel momento in cui li lasciava. Non l’ottica e la logica umana, ma i valori ultra-umani.

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