Lecco, 07 gennaio 2019   |  

Codice fiscale e partita iva controllabili sul portale “fatture e corrispettivi”

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

L'Agenzia delle Entrate ha reso nota, infatti, l’istituzione di un nuovo servizio

agenzia entrate fg 3 1 2622369649 3 1 2761372712 3 1 3007288817 3 2 45669732 3 2 436170508 3 2 574880446 3 2 2629803017

Dovrebbe essere definitivamente scongiurato il rischio di scarto della fattura elettronica in caso di indicazione di un identificativo fiscale inesistente. Con un comunicato stampa emesso il 28 dicembre, l’Agenzia delle Entrate ha reso nota, infatti, l’istituzione di un nuovo servizio che consente di controllare la presenza di partita IVA e codice fiscale nell’Anagrafe tributaria.

Come si evince dalla lettura delle specifiche tecniche allegate al provvedimento n. 89757/2018, il Sistema di Interscambio procede allo scarto delle fattura elettroniche che riportino identificativi inesistenti. L’Agenzia delle Entrate, nelle risposte alle domande più frequenti in tema di e-fattura, pubblicate il 27 novembre scorso, ha altresì sottolineato come debba essere operata una distinzione fra il caso di inesistenza dell’identificativo e quello, differente, di cessazione dello stesso. Se la prima circostanza comporta, come detto, il “rifiuto” del documento, in quanto non conforme all’art. 21 del DPR 633/72, l’indicazione di una partita IVA cessata o del codice fiscale relativo a un soggetto deceduto non osta all’emissione del documento.

Risulta essere, quindi, estremamente utile, ai fini del corretto perfezionamento del processo di fatturazione elettronica, il nuovo servizio offerto dall’Amministrazione finanziaria. Accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi”, sarà possibile caricare un file già predisposto contenente una lista dei soggetti per i quali si intende operare un controllo in merito agli identificativi fiscali, o generarne uno nuovo, grazie a un procedimento on line guidato.

Fra le categorie che potevano risultare colpite dalle regole tecniche per l’emissione e ricezione di fatture elettroniche, proprio in virtù dello scarto, operato dal Sistema di Interscambio, dei documenti emessi nei confronti di consumatori finali che non riportino, fra i dati identificativi del cessionario/committente, un codice fiscale esistente in Anagrafe tributaria, si potevano annoverare i soggetti passivi IVA che erogano servizi di pubblica utilità nel settore delle telecomunicazioni ai sensi del DM 24 ottobre 2000 n. 366 e in quello della gestione del servizio dei rifiuti solidi urbani ed assimilati e di fognatura e depurazione ai sensi del DM 24 ottobre 2000 n. 370.

Questi soggetti effettuano, infatti, servizi nei confronti di consumatori finali di cui spesso non detengono, né riescono ad acquisire, il codice fiscale. Atteso che tali servizi non possono essere interrotti e che la relativa fattura deve comunque essere trasmessa in formato elettronico mediante il Sistema di Interscambio, l’art. 10-ter del DL 119/2018, recentemente convertito, ha previsto una modifica dell’art. 1 del DLgs. 127/2015, grazie alla quale viene disposto che, al fine di preservare i servizi di pubblica utilità, vengano definite specifiche regole tecniche per l’emissione di fatture elettroniche nei confronti di “privati consumatori” con i quali sono stati stipulati contratti in data antecedente al 1° gennaio 2005 e dei quali non è stato possibile identificare il codice fiscale.

Chi presta servizi di pubblica utilità comunica il codice identificativo unico
Con il provvedimento n. 527125 emanato dall’Agenzia delle Entrate sono state definite tali regole. In particolare, i soggetti che effettuano servizi di pubblica utilità di cui al DM 366/2000 e al DM 370/2000 devono comunicare all’Agenzia l’elenco contenente, per ogni singolo contratto, il proprio numero di partita IVA e un “codice identificativo unico” del rapporto contrattuale in essere con i committenti di cui non si conosce il codice fiscale. Tale codice identificativo non può contenere più di 28 caratteri.

La comunicazione, che deve essere inviata almeno 20 giorni prima della data di trasmissione delle e-fatture, deve essere firmata digitalmente e viene “spedita” tramite posta elettronica certificata all’indirizzo procedura.cf.sdi@pec.agenziaentrate.it. Al messaggio devono essere allegati una specifica dichiarazione e un file contenente i codici identificativi univoci.

Quanto ai dati trasmessi, l’Agenzia fa sapere che essi saranno trattati al solo fine di consentire ai soggetti passivi l’invio delle fatture elettroniche al Sistema di Interscambio e saranno conservati fino a quando il soggetto passivo che li ha comunicati avrà modificato i contratti riferiti agli identificativi unici, comunicando l’aggiornamento all’Amministrazione finanziaria.

Si sottolinea, infine, che i soggetti passivi interessati dal provvedimento beneficeranno di termini speciali per l’emissione delle fatture (per le comunicazioni inviate entro il 31 gennaio 2019, le fatture elettroniche potranno essere emesse a partire dal 20 febbraio 2019).

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

25 Marzo 1637 la città di Genova è consacrata a Maria Santissima

Social

newTwitter newYouTube newFB