Lecco, 04 maggio 2018   |  

CittadellaLuce: rilancio area Leuci è battaglia di civiltà

"L'alternativa passiva costituirebbe l'ennesima occasione persa di rilancio di un territorio".

leuci

Il comitato CittàdellaLuce torna a esprimere la necessità di un intervento dell'intero sistema Lecco per il rilancio dell'ex area Leuci.

E' da pochi giorni passato il 1° Maggio e il 1° Maggio è una data che può avere significati contrastanti.

A secondo del grado di coerenza di chi vi si appella può rappresentare un riferimento ineludibile di tutela sociale come, all'opposto, una pura rappresentazione ritualistica.

Noi, pur con grande difficoltà, continuiamo a credere che la questione del Lavoro, quale garanzia di reddito e di dignità per chiunque, continui ad essere centrale nel nostro percorso quotidiano di convivenza civile.

Molti e variegati sono gli aspetti ad esso connessi ma purtroppo, a causa del cosiddetto “pensiero unico” imperante , il lavoro è sempre più ridotto a puro elemento di costo e di merce di scambio.

Sfidiamo tutti a ritenere queste affermazioni come “ideologiche”, viste le conseguenze sotto gli occhi di tutti.

Cosa c'entra tutto questo con l'enorme area dismessa della ex Leuci ?

C'entra assai perché, tra le tante valenze di una sua possibile virtuosa rigenerazione urbana, c'è quella di poter rappresentare un forte segnale di recuperata etica sociale collettiva, un vero e proprio esempio di opposizione di un intero Territorio ad un preordinato disegno speculativo : una vera e propria azione predatoria nei confronti di un patrimonio non solo privato ma “collettivo”, a partire da quello occupazionale.

Noi Promotori del Comitato CITTADELLALUCE ( ed in particolare la nostra componente di ex lavoratori Leuci) abbiamo ancora sotto gli occhi tutte le concrete tappe di questo programmata azione d'impoverimento economico e sociale che, in modo graduale - e scientificamente mascherato come ineluttabile - ha di fatto svuotato un'attività leader in Italia (ma anche ai primi posti nel mondo) nel proprio settore, che garantiva centinaia posti di lavoro.

La costituzione, per l'acquisto dell'attività e dell'area, di un'apposita società composta da un imprenditore-commerciante , un banchiere ed un grosso operatore nel campo della logistica (gli ultimi 2 poi dileguatisi), le promesse di copiosi investimenti mai realizzati, lo spostamento a svariati km di distanza dell'intero assetto amministrativo, la “razionalizzazione” delle rete di acquisti, vendite e logistica, le politiche sinergiche di facciata, lo svuotamento graduale del know how, la non sostituzione/ammodernamento dei macchinari (promessa e mai mantenuta) pur in presenza di una ben prevedibile congiuntura sfavorevole e quant'altro.

Queste sono state alcune delle premesse, abilmente pilotate, da parte dei nuovi proprietari per chiudere dopo pochi anni l'attività (sarebbero stati ancor di meno senza la resistenza degli ex lavoratori con proposte concrete di rilancio e presentazione di subentri reali, pur parziali, di altre società portatrici di attività innovative, strumentalmente poi lasciate cadere ..).

Peraltro i numerosi tentativi di coinvolgere le istituzioni nello svolgimento di un ruolo attivo nella ricerca di soluzioni durevoli si è spesso scontrata con un impegno solo formale delle stesse, salvo poche e lodevoli eccezioni. Una su tutte: il mantenimento, grazie soprattutto alla spinta degli ex lavoratori, della destinazione produttiva nel vigente PGT, votata all'unanimità dall'intero Consiglio Comunale, che peraltro adesso sembra doversi incrinare.
Perché ricordiamo tutto questo ?

Perché è anche di questo che il cosiddetto Sistema Lecco, in primis l'Amministrazione e l'intero Consiglio Comunale, deve tener conto se non vuole finire con l'assecondare un disegno che viene da lontano e che, ormai è evidente, si basava sulla “requisizione” e sullo sfruttamento di un marchio prestigioso italiano, facendone un bel contenitore per importare prodotti esteri ( in particolare cinesi ), e, dopo aver gradualmente svuotato l'area da ogni attività produttiva, sull'immancabile successiva speculazione immobiliare.

E' questa l'esemplare specificità caratterizzante l'ex area Leuci che dovrebbe rappresentare - oltre che un'occasione privilegiata di virtuosa riconversione produttiva integrata – un segnale per tutti di disincentivazione di certe ciniche prassi affaristiche a scapito della Collettività, purtroppo per niente inconsuete.

Ed allora a tutti coloro che proclamano la tutela del Lavoro (e non solo il 1° Maggio) chiediamo di farsi carico, se non si vuole essere ipocriti, di condividere questa battaglia di civiltà per il sapiente riuso delle aree dismesse, partendo proprio da quella su cui gravano queste pesanti premesse.

E allora :
Che le Associazioni imprenditoriali (e la maggior parte dei propri virtuosi aderenti) e la Camera di Commercio (che dovrebbe valorizzare le risorse del proprio Territorio) non si rendano silenti.
Che le forze sindacali, che spesso subiscono analoghi processi predatori, se ne facciano realmente carico, a mo' d' esempio per altre analoghe situazioni.
Che le forze politiche che si dicono particolarmente attente alle questioni sociali, come a quelle che si ispirano ad una forte territorialità, non si rassegnino ad una pura logica mercatista.
Che la Società Civile e la Cittadinanza tutta non stia alla finestra di un ennesimo impoverimento speculativo del proprio patrimonio economico e sociale.

Ma soprattutto che le Istituzioni, a partire dall'amministrazione Comunale e Provinciale, si facciano motore e volano di una ricerca progettuale rigenerativa a forte valenza pubblica che sappia coinvolgere tutte le componenti del Sistema Lecco, abbandonando interminabili discettazioni sui massimi sistemi e misurando le proprie capacità progettuali su una prima e paradigmatica riconversione produttiva integrata.

L'alternativa passiva costituirebbe l'ennesima occasione persa di rilancio di un territorio da sempre connotato da inventiva e laboriosità e nel contempo, nei fatti, rassegnarsi ad operazioni di cinico calcolo predatorio/affaristico … quasi una silente “complicità”.

Mentre noi tutti ci auspichiamo che l’essenza più virtuosa delle realtà territoriali sappia concretizzare un rovesciamento di un epilogo, che da altre parti potrebbe essere ritenuto scontato, ricavandone al contrario una esemplare rivalorizzazione economica e sociale.

CITTADELLALLUCE

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