Lecco, 11 aprile 2018   |  

Cisl Lecco: c'è la ripresa, ma il costo della crisi è ancora sulle spalle dei lavoratori

di Stefano Scaccabarozzi

Oltre 10 i milioni di euro recuperati nell'ultimo anno dall'ufficio vertenze nelle province di Lecco e Monza.

stefano goi e mario todeschini cisl

Nonostante i segnali di ripresa economica, gli effetti della crisi si fanno sentire ancora in maniera pesante sulle spalle dei lavoratori, come testimoniano i numeri diffusi dalla Cisl di Lecco e Monza sull'attività dell'ufficio vertenze nell'anno 2017: 940 pratiche tra vertenze e fallimenti e 216 procedure concorsuali, riuscendo a far recuperare ai lavoratori oltre 10 milioni di euro.

Nel dettaglio del territorio lecchese: sono 417 i lavoratori che si sono rivolti alla Cisl, di cui 44 rappresentati in 7 vertenze collettive e 157 coinvolti in 71 fallimenti.

Per quanto concerne quest'ultimi, nel 2017 nel nostro territorio hanno riguardato 92 lavoratori del commercio, 23 meccanici e 15 del settore edil-legno.

Il maggior numero di vertenze hanno riguardato il settore meccanico (39%) e quello del commercio (37%) e in due casi su tre hanno riguardato il recupero di crediti dovuti, cioè principalmente stipendi arretrati.

L'impegno principale dell'ufficio continua a essere quello di sostenere i lavoratori nel recupero delle spettanze (stipendi e Tfr) che non sono stati regolarmente versati.

«Nonostante dalla fine del 2017 stiamo assistendo a segnali di miglioramento dell'economia, i nostri uffici – spiega Mario Todeschini della segreteria territoriale della Cisl – sono ancora fortemente impegnati nel recupero dei crediti maturati ma non riscossi per conseguenza di fallimenti o procedure concorsuali. Per il 2018 ci aspettiamo una coesistenza di ripresa economica e di situazioni di criticità»

In caso di mancati pagamenti la Cisl consiglia un pronto intervento, come spiega Stefano Goi, responsabile dell’Ufficio vertenze: «Il recupero crediti è un diritto sacrosanto, ma oggi con la crisi si scarica sul lavoratore il rischio di impresa. Se le cose vanno male si smette di pagare gli stipendi che tanto poi ci pensa la collettività e non importa se il lavoratore non recupera tutto quanto il dovuto. Dopo due mesi non pagati consigliamo ai lavoratori di dare dimissioni per giusta causa e cerchiamo di intervenire in modo aggressivo con un decreto ingiuntivo e se l'azienda non paga con istanza di fallimento. Quando si cerca di intervenire scatta il ricatto occupazionale, cercano di farci sentire in colpa dicendoci che così facciamo fallire l'impresa, che comunque intanto non paga».

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