Lecco, 26 dicembre 2016   |  

"Ciao Pino e soprattutto grazie"

Alberto Anghileri: il suo cruccio era la paura che le giovani generazioni potessero dimenticare quanto successo.

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Quando ieri mattina mi ha raggiunto la notizia della morte di Pino Galbani la prima reazione è stata di incredulità. Nonostante i suoi 90 anni e la sua salute cagionevole per me Pino non poteva morire. Mi mancherà il suo sorriso, per tanti anni, quando ero il Segretario della Camera del Lavoro, la sua visita mattutina era diventata un piacevolissima abitudine.

Pino arrivava di prima mattina in via Besonda, aveva sempre qualche piccola pratica da sbrigare al patronato, poi faceva il giro degli uffici, veniva da me un sorriso non mancava mai:” ciao Alberto, me racumandi”, la sua lingua ufficiale era il dialetto, quel suo “me racumandi” era il suo modo per spronarmi a fare sempre meglio ma era anche il segno della sua amicizia di cui mi onoro.

Quando cominciammo ad organizzare il “treno della memoria” per portare gli studenti della nostra provincia a visitare i campi di sterminio fu molto contento, il suo cruccio era la paura che le giovani generazioni potessero dimenticare quanto successo.

Un anno toccò a me tenere l’intervento ufficiale davanti al monumento che ricorda i milioni di morti passati per il camino a Birkenau, il famigerato campo di Auschwitz 2.

Ero in difficoltà, cosa dire in un luogo dove forse solo il silenzio aveva un senso? Ne parlai con Pino, gli chiesi il permesso di leggere alcune pagine del suo libro, ne fu molto contento, mi pose una sola condizione:” devi dedicarlo ai miei compagni che non sono tornati”. Lo feci con immenso piacere, mi pare che questa sua richiesta racchiuda tutta la sua umanità e la sua nobiltà d’animo.

Oggi centinaia di studenti sanno cosa è successo pochi decenni fa grazie a Pino, per lui raccontare la sua storia era diventate una ragione di vita, ogni 7 marzo, durante la cerimonia che ricorda gli scioperi che lo videro protagonista, nel suo intervento gli leggevi negli occhi la sofferenza per quello che aveva vissuto, ma concludeva sempre con parole di speranza e di fratellanza. Perché ciò che è successo non debba più accadere.

Grazie Pino non ti dimenticherò mai e soprattutto mi impegnerò ancora di più per difendere i valori di pace e giustizia che mi hai insegnato, non con le chiacchiere ma con l’esempio.

Alberto Anghileri

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