Lecco, 17 aprile 2018   |  

Centri antiviolenza, Straniero (Pd): “La Regione riprenda al più presto il dialogo”

Il consigliere regionale lecchese: Tutelare la sicurezza delle donne, in tutti i sensi.

raffaele straniero ufficio

Tutelare la sicurezza delle donne, in tutti i sensi. E’ questa la parola d’ordine a cui i consiglieri del Partito democratico in Regione Lombardia tornano ad appellarsi, scrivendo al neo assessore alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità, Silvia Piani, sull’annosa questione riguardante la Rete dei Centri antiviolenza e le Case delle Donne della Lombardia.

“Chiediamo di rivedere le decisioni prese dalla precedente Giunta e di convocare al più presto un tavolo con le referenti della Rete lombarda dei Centri antiviolenza e Case Rifugio, al fine di riaprire un confronto e consentire loro di operare al meglio”. E’ così che il consigliere Raffaele Straniero presenta i contenuti della lettera che, insieme ad altre colleghe e colleghi del PD, ha firmato ieri mattina.

“Tutto è cominciato lo scorso autunno - spiega Straniero - quando la Regione Lombardia, con un semplice decreto dirigenziale, ha deciso di equiparare i centri antiviolenza a un servizio pubblico, così da poter ricevere contributi economici a loro sostegno. In questo modo ha imposto, di fatto, alle operatrici dei centri, un controllo del percorso delle vittime di maltrattamenti che non è coerente né con le loro necessità nè con le richieste, come l’esperienza dei centri stessi riporta".

Sono state molto criticate, tra gli operatori, anche l'imposizione della registrazione del codice fiscale, che contrasterebbe con la modalità di lavoro improntata alla riservatezza dei centri, e la richiesta di garantire la reperibilità e disponibilità 24h su 24h, caratteristiche che, come è scritto nella lettera “non possono essere garantite con il solo contributo economico erogato dalle istituzioni o con il pagamento delle sole figure professionali che la Regione ritiene utili”.

“Tutto questo - riporta il consigliere - si pone in netto contrasto con il lavoro di relazione che viene costruito attraverso le operatrici di accoglienza”.

"Non dovrebbe essere questo il modo di operare di un'istituzione che sarebbe invece tenuta a considerare il lavoro di chi opera da più di 30 anni nel settore, sia pure conciliandolo con le esigenze di monitoraggio costante e di rendicontazione della spesa. È dunque fondamentale - conclude - che sia riaperto al più presto un dialogo con questi centri”.

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