Roma, 05 marzo 2021   |  

Cei una messa in ricordo delle vittime del Covid

Molta emozione e il desiderio di affidare all'abbraccio di Dio quelle vite innocenti e indifese che il Covid ha inghiottito. Per non dimenticarle e, in qualche misura, per portarle nel proprio cammino quotidiano non soltanto come ricordo ma anche come presenza viva.

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La Cei ha voluto dedicare a chi è scomparso a causa del coronavirus una celebrazione liturgica officiata dal suo presidente ovvero il cardinale Gualtiero Bassetti. La sua introduzione e poi la sua omelia hanno toccato diversi aspetti del dramma. "Preghiamo per i morti della pandemia - ha affermato - non solo per quelli caduti a causa dell'infezione ma anche per le tante persone con altre malattie che non possono essere curate per il sovraffollamento negli ospedali". Il suo pensiero è poi andato anche a operatori sanitari, medici , sacerdoti e "per i disagi che si sono creati nelle famiglie".

E ha messo l'accento sul forte contatto che esiste spesso tra la dimensione della morte e quella della solitudine. Perchè, ha aggiunto, "c'è differenza tra il morire soli o con qualcuno che ti stringe una mano, manifesta un segno d'affetto e dice di non avere paura". Ne è seguita la preghiera accorata al Signore "perchè ci liberi da questo flagello che ci ha colpito e che sembra non avere fine". L'omelia, rivolgendosi in primo luogo al cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa per ringraziarlo d'avere promosso l'iniziativa, ha preso le mosse dal lacerante dato dei morti per Covid finora nel vecchio continente ovvero ben 800 mila. Monsignor Bassetti ha precisato che la celebrazione è "una catena eucaristica in suffragio di centinaia di migliaia di persone" aggiungendo poi: "è importante ricordare anche tutte le famiglie che hanno subito questi lutti e tutti coloro che ancora sono colpiti dal virus, tutti i malati".

E l'affidare a Dio tutto questo immenso insieme di sofferenza costituisce, ha ricordato, "un segno di comunione e di speranza per l'intero continente europeo". Il presidente della Cei ha evidenziato l'unità accanto alle comunità cristiane e ai sacerdoti dei vescovi europei. "Siamo grati - sono le parole del presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d' Europa - a tutti coloro che continuano a dedicarsi alle persone più bisognose per sostenere, con la nostra parola, e, soprattutto, con la nostra preghiera il loro impegno affinchè possiamo guardare insieme a un futuro migliore". Bassetti ha aggiunto l'espressione personale della gratitudine "a quanti continuano a dedicarsi alle persone più bisognose di cure, i medici, gli operatori sanitari , i volontari e tutti coloro che sono in prima linea in questo momento così delicato".

Il concetto di fondo è stato racchiuso in quattro parole: non dimenticare i morti. Ovvero "uomini, donne, anziani, giovani , sacerdoti e religiosi che sono stati strappati alla vita dalla violenza del virus". E per tutti loro ha elevato una preghiera così come "per i loro cari, per quanti stanno ancora soffrendo e per tutti gli operatori sanitari che sono impegnati in prima linea e, con dedizione e professionalità, si prendono cura degli ammalati". Commosso il suo ricordo dei quattro sacerdoti della diocesi scomparsi a causa del Covid.

"Don Gustavo - ha continuato - di Ponte Pattoli, è morto dicendo offro volentieri la mia vita per l'arcivescovo purchè possa riprendersi dal morbo". Il presidente della Cei ha poi fatto riferimento alla pagina del vangelo di Luca letta durante la celebrazione e ha aggiunto: "il ricco non ha nome, la ricchezza è anonima quando è frutto di ingordigia, e quindi di indifferenza verso l'alto, il povero ha invece un nome preciso, Lazzaro, è prediletto da Dio non perchè sia migliore degli altri ma perchè è un povero, coperto di piaghe, rifiutato da tutti, solo i cani sembrano interessarsi di quest'uomo che desidera solo sfamarsi, almeno delle briciole che cadono dalla mensa del ricco, muore il povero e a lui è riservata la gioia della compagnia fraterna di Abramo, muore anche il ricco e resta solo fra i tormenti e i rimpianti per sè e per la sua famiglia".

Bassetti si è così aperto la strada per evidenziare il "realismo evangelico di Gesù che non è il nostro realismo". E ha ricordato come vi sia "'un'economia che arricchisce uccidendo, che semina tante vittime e produce miriadi di scarti". Ma questi scarti saranno, ha aggiunto, i primi agli occhi di Dio "perchè sono in realtà i vincitori". Il riferimento finale è stato a un concetto evidenziato a più riprese dal Santo Padre: "dobbiamo avere il coraggio non solo di annunciare il Vangelo ma di renderlo attuale nella nostra vita già oggi". (Cri.Com.)