Roma, 09 giugno 2022   |  

Cei cosa c'è in un pezzo di pane?

Un'immagine semplice ma significativa il messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e per l'ecumenismo e il dialogo per la diciassettesima giornata nazionale per la custodia del creato.

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di Cristiano Comelli Cosa c'è in un pezzo di pane? Ben più di un nutrimento alimentare ma un balsamo per l'anima e per un autentico cammino cristiano. Sceglie di partire da un'immagine semplice ma significativa il messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e per l'ecumenismo e il dialogo per la diciassettesima giornata nazionale per la custodia del creato. Il testo sarà anche di accompagnamento al cosiddetto tempo del creato in programma dal primo al 4 settembre a venire.

"Quante cosa sa dirci un pezzo di pane - è l'esordio del documento - basta saperlo ascoltare, purtroppo il pane ci sembra scontato , è talmente quotidiano da non attirare il nostro sguardo, non si apprezza, si usa, non si guarda , si mangia".

L'abitudinarietà nel consumo del pane, è il concetto di fondo del documento della Commissione, fa perdere di vista la sua centralità per la vita del cristiano. Eppure il Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà a Matera e dal titolo "Torniamo al gusto del pane, per una Chiesa eucaristica e sinodale" ricorda che ben più di farina , lievito e alimento per le membra risiedono nel pane.

"Ogni pezzo di pane arriva da lontano - aggiunge la Commissione - è un dono della terra, è lei che ha prodotto il grano, il contadino lo sa, prepara il terreno, semina, irriga, miete ma non è lui a produrre quei chicchi dorati, anche oggi, nell'epoca della meccanizzazione, della grande distribuzione e della panificazione industriale, il pane rimane ciò che è da sempre". A prescindere dunque dal mutamento dei contesti sociali e tecnologici, l'essenzialità del pane conserva la sua ricchezza partendo dalla terra e parlando sempre agli uomini di ogni tempo. Il documento riconduce al gesto di Gesù che "prende il pane nelle sue mani, accoglie la sua natura medesima, il suo potere rigenerativo e vitale e dicendo che il pane è il suo corpo".

Non, dunque, un pane che nutre soltanto per un frammento di vita ma un pane dato per sempre. Un pane di salvezza che, aggiunge ancora il documento, in Gesù "si fa sacrificio, lasciandosi spezzare affinché l'uomo e l'intero cosmo ritrovino un'armonia possibile e siano insieme trasfigurati nel frutto della redenzione". Pane che è nutrimento divino ma anche ringraziamento. Gesù ringrazia per il pane con l'atteggiamento della gratitudine che, evidenzia il documento della Commissione, "è nel solco della tradizione pasquale". E' un essere grati destinato a farsi "l'attitudine fondamentale di ogni cristiano, la matrice che ne plasma la vita, la cifra sintetica di ogni essere umano". Si finisce così per essere tutti "un grazie che cammina".

Il pane diventa, quindi, nell'ottica cristiana, la risposta di gratitudine e solidarietà da contrapporre agli atteggiamenti di "chi non si sente grato e diventa ingiusto , gretto, auto concentrato e prevaricatore".

La gratitudine è a sua volta ancella della misericordia perché, prosegue il documento, "chi non è grato non sa prendersi cura e diventa predone e ladro, favorendo le logiche perverse dell'odio e della guerra". Parole che suonano fortemente e drammaticamente attuali in un'epoca come questa contrassegnata da tragiche vicende belliche. La gratitudine ha modo di esprimersi, dice il documento, anche nel gesto dello spezzare il pane compiuto da Gesù.

In quel "frammento così nobile" vanno ad armonizzarsi una serie di elementi "la creazione di Dio, il dinamismo della natura, il lavoro di tanta gente, di chi semina, coltiva e raccoglie, chi predispone i sistemi di irrigazione, chi estrae il sale, chi impasta e inforna, chi distribuisce, in quel frammento c'è la terra e l'intera società".

La laboriosità e la concordia del mondo racchiuse in un frammento di pane, quindi. Spezzare il pane per farne dono. E allora il pane si fa diffusione di una solidarietà stabile e autentica.

"Mangaire con gli altri significa allenarsi alla condivisione - spiega la Commissione - a tavola si condivide ciò che c'è, quando arriva il vassoio il primo commensale non può prendere tutto, egli prende non in base alla propria fame ma al numero dei commensali perché tutti possano mangiare, per questo mangiare insieme significa allenarsi a diventare dono". Tutto ciò potrà fare ritornare, chiude il documento, al "gusto del pane" da spezzare "con gratitudine e gratuità, più disponibili a restituire e condividere, con la possibilità di sperimentare una comunione più ampia e profonda, tra cristiani anzitutto, in un intenso respiro ecumenico, con ogni credente proteso a riconoscere la voce di quello Spirito di cui la realtà tutta è impastata".

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