Lecco, 17 agosto 2017   |  

"Caro mons. Mario Delpini le scrivo per..."

“Imparare a fare il bene invece che il male, il bene possibile. Non chissà quale gesto clamoroso, ma il gesto minimo, quello che tutti possono fare. Questa è la via di Dio.”

mons mario delpini

Riceviamo e pubblichiamo una lettera giunta in redazione, rimanendo a disposizione per allargare la discussione e le riflessioni a quanti volessero prendervi parte.

Caro Mons. Delpini
nell’augurarle la più feconda opera arcivescovile non posso non rivolgerle come cristiano (tentativo di ) e come uomo un’accorata preghiera anche sotto forma di interrogativo con qualche annessa considerazione.

Viste le sue prime esternazioni relative all’atteggiamento che Lei intende tenere in questa prima fase del suo apostolato, per sua stessa esplicita affermazione teso ad ascoltare le riflessioni di tutti più che ad elargire pronunciamenti programmatici, umilmente mi permetto di sottoporne alcune mie, scaturite dalla lettura di alcuni stralci delle sue prime omelie a Missaglia e Cernusco, perlomeno per come sono state riferite dai media locali.

Sintetizzerei l’elemento centrale delle sue esortazioni prendendolo direttamente dal sottotitolo usato da una testata mediatica locale che si riferiva alla chiusura della visita pastorale al decanato di Missaglia: “Imparare a fare il bene invece che il male, il bene possibile. Non chissà quale gesto clamoroso, ma il gesto minimo, quello che tutti possono fare. Questa è la via di Dio.”

Naturalmente tale esortazione non può che essere condivisa nella sua semplicità affermativa ma mi pongo e le pongo un altrettanto semplice domanda : In questi travagliati e martoriati tempi di precarietà e di sempre più accentuate disuguaglianze può un cristiano limitarsi alla sola dimensione minima dei gesti quotidiani personali ?
Naturalmente la mia domanda potrebbe risultarle retorica perché già posso immaginare una sua risposta più articolata che ovviamente apra ad altre importanti dimensioni del vivere d’oggi.
Ma allora perché non alimentare, l’invito non è solo per Lei, con maggior decisione una delle strade indicate da papa Francesco come urgente e cioè quella di far crescere una “consapevolezza critica” nei confronti di questo sistema economico “ che uccide” e che condiziona in modo così disumanizzante i vari aspetti del nostro vivere quotidiano ?

Le esplicite affermazioni che echeggiano ad esempio nell’Evangelii gaudium e nella Laudato sii non devono illuminare l’urgente responsabilità di tutti gli uomini di buona volontà e quindi, a maggior ragione, i cristiani riguardo un’azione di contrasto critico ai modelli imperanti di questo sistema socio-economico che certamente non può dire di aver al centro l’Uomo ma semmai il profitto ed il mercato con le sue leggi assurte a nuova dogmatica religione ?

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e spaziano dalla dittatura della finanza (fare soldi coi soldi) sul mondo del lavoro, all’ipocrisia dei paradisi fiscali ; dalla subordinazione della vita di milioni di persone alla quadratura asettica di parametri economici, peraltro arbitrari ed indotti da meccanismi iniqui e truffaldini come il debito degli Stati, alla privatizzazione spinta dei Beni Comuni. Da un’economia programmata a vantaggio dei più forti, ma venduta all’opinione pubblica come equa e unica possibile, al feticcio della crescita illimitata come parametro di civiltà, a prescindere dalla effettiva distribuzione della ricchezza e del potere, concentrati sempre più fortemente in poche mani. Dalla libera circolazione di merci e capitali all’inibizione forzosa della circolazione, pur adeguatamente assistita, degli uomini. Dall’esasperazione dei livelli di competizione, sempre al ribasso, alla sottile azione “culturale” di divisione delle proprie vittime creando di fatto contrapposizioni fittizie tra giovani e adulti, nativi ed immigrati, lavoratori e precari ecc. ecc. allo scopo di sviare l’attenzione dai veri meccanismi e poteri oppressivi.

Per dirla come papa Francesco nell’Evangelii gaudium“ Non è possibile che non fa notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti di borsa” …. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole… L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano…. Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria … Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. Ciò non accade soltanto perché l’inequità provoca la reazione violenta di quanti sono esclusi dal sistema, bensì perché il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice.”

Caro Mons. Delpini perché allora, al di là degli insostituibili gesti quotidiani minimi non darsi questo “orizzonte di lavoro” per le nostre Comunità, come per ognuno di noi ? Come non aiutare la formazione di coscienze individuali e collettive che sappiano coniugare intrinsecamente tra loro Carità, Misericordia e Giustizia a tutti i livelli.

Come non essere ammirati, in particolare oggi 15 agosto, dalla giovane ed umile palestinese di nome Maria che già 2000 anni fa magnificava la giustizia del Signore anche con “ … Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni; ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote…”.

Ma il Signore per far prevalere la sua Giustizia nella Storia ha anche bisogno di tutti ed ognuno di noi . Ce lo ha ricordato tra gli altri un certo don Lorenzo Milani che con il suo “I care” (mi riguarda, mi sta a cuore) che educava i suoi giovani a non stare alla finestra ma ad essere cittadini sovrani e non sudditi. Lo stesso don Lorenzo che papa Francesco, a cinquant’anni dalla morte, ha voluto onorare riconoscendone la piena profetica ortodossia con “Ringrazio il Signore per averci dato Sacerdoti come don Milani”.

Immagino quindi che sia d’accordo se dico che la dimensione quotidiana personale non può non saldarsi con quella sociale, comunitaria e direi Politica nel senso alto attribuitole non solo da Paolo VI, ma da vari altri suoi predecessori.

E ciò non come optional ma derivante direttamente da quell’esortazione evangelica del “saper scrutare i segni dei tempi” e della costante Dottrina Sociale della Chiesa e dal Concilio.

La ringrazio se vorrà analizzare, nella sua azione di consultazione, anche queste mie semplici considerazioni da tentativo di cristiano.
Le rinnovo i miei più fraterni auguri

Germano Bosisio, 15 agosto 2017

PS. In un primo momento avevo pensato di indirizzarle questa mia solo personalmente ma mi sembra che visti i contenuti possa interessare anche ad altri uomini e cristiani “in ricerca”.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

25 Novembre 1992 l'Assemblea Federale della Cecoslovacchia vota per dividere la nazione in Repubblica Ceca e Slovacchia a partire dal 1 Gennaio 1993

Social

newTwitter newYouTube newFB