Lecco, 31 dicembre 2017   |  
Cronaca   |  Opinioni

Cari lettori e gentili sponsor, grazie del vostro sostegno

di Alberto Comuzzi

Chiudiamo il 2017 con la soddisfazione di sentire che il nostro lavoro è apprezzato. Nonostante la devastante crisi che investe il mondo dell'informazione e che ha fatto morire tante testate, soprattutto locali, il nostro network si rafforza, complice il crescente numero di coloro che ci seguono.

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Come i credenti che tra poche ore nella bella pratica religiosa del Te Deum ringrazieranno Dio per ciò che da Lui hanno ricevuto in questo 2017 che va spegnendosi, anche noi, laicamente, sentiamo il dovere di dire qualche grazie.

Innanzi tutto ai lettori (che ci fanno sentire la loro vicinanza cominciando a mandare notizie e immagini nella posta di redazione) e, non meno importanti, ai generosi sponsor, grazie ai quali possiamo continuare nell'avventura iniziata a Lecco nel Settembre 2010 e proseguita in Valtellina nel 2013 e a Como nel 2014.

Il lettore più attento si sarà accorto che il nostro network Alpi Media Group (Resegoneonline, Valtellinanews e Comolive) ha aggregato altri giornali (Valseriananews, Rmfonline-Varese e Monzaindiretta) con i quali s'è costituito un sodalizio che, nel rispetto della piena autonomia di ogni singola testata, consente di allargare l'informazione ad altri territori.

Appurata la felice collaborazione tra le diverse realtà editoriali, non è escluso che, nel 2018, altri giornali online (ma anche cartacei, perché no?) si uniscano ad Alpi Media Group per implementare la diffusione di quei valori, condivisi, che costituiscono la grande forza della cultura della montagna e che sono anche la ragione del nostro stare insieme.

La chiusura di un anno è anche tempo di bilanci e occasione propizia per fare qualche ragionamento che non sia pressato dal contingente. Ne approfittiamo per fornire al lettore qualche dato sul sistema dell'informazione che ci riguarda, sia come giornalisti (ancora in servizio permanente effettivo), sia come cittadini.

In Italia – come nel resto del mondo – chi controlla la pubblicità controlla i media; e chi controlla i media controlla buona parte dell'opinione pubblica. Il mercato pubblicitario domestico è stimato in 8 miliardi e 200 milioni di euro, cifra praticamente assorbita dalla televisione: Sky, Mediaset, Rai, La7, Discovery assorbono il 90% dei ricavi totali nazionali (dati Agcom). Di fatto, la fetta più grande del mercato pubblicitario italiano – esclusi i maxi proventi di alcuni grandi operatori presenti nel Web – è divisa tra Berlusconi, De Benedetti, Cairo, Murdoch e la Rai.

Le briciole che rimangono alimentano, si fa per dire, una galassia di “voci” locali che, anno dopo anno, sono drasticamente diminuite anche a causa della crisi economica che dal 2008 devasta il Belpaese.

D'altra parte il sistema in cui viviamo somiglia molto di più ad una oligarchia che ad una democrazia rendendo quindi perfettamente coerente a sé stesso (il sistema) un mondo dell'informazione saldamente nelle mani di pochi attori.

È un dato ormai acquisito da chi professionalmente vende spazi pubblicitari che qualsiasi testata online è in grado di fornire il numero esatto di contatti, di tempo di lettura, di luogo di provenienza di coloro che fruiscono, avvertitamente o meno, di un messaggio pubblicitario (banner), sia che questo appaia nella prima come nella più remota pagina del giornale.

Nessun editore di testata cartacea è in grado di offrire e di garantire altrettanta precisione ai propri inserzionisti che si devono “accontentare” di conosce tutt' al più la tiratura delle copie in cui appare il loro messaggio pubblicitario e, anche nel caso di radio e televisione, di prendere nota, sulla fiducia, dei dati di ricezione forniti da Auditel (sulla base di quell'indice d'ascolto, lo share, accessibile a pochi addetti ai lavori).

La raccolta pubblicitaria attraverso i giornali online cresce, sì, anno dopo anno, ma non in misura tale da promuoverne lo sviluppo ad ampio raggio. Perché?

Colpa degli inserzionisti che ancora ignorano la possibilità di misurare costi/benefici di un loro banner veicolato da un giornale online? O colpa di chi, gestendo il pacchetto dei grandi inserzionisti, può pianificare le campagne pubblicitarie badando soprattutto a non far crescere un “mercato dell'informazione” alternativo all'esistente?

Dilatare il numero di soggetti che producono e fanno informazione significa aumentare il potere di negoziazione dei governati (leggi cittadini) nei confronti dei governanti.

Il Principe deve controllare gli strumenti attraverso i quali spiegare ai sudditi quale sia per loro il miglior comportamento da tenere. Guai a mettere i sudditi in condizione di spiegare al Principe, attraverso il controllo di mezzi di comunicazione propri, ciò che è bene che egli faccia; soprattutto guai a metterli nelle condizioni di porre delle condizioni al Principe imponendogli di onorarle per continuare a godere della loro amicizia e quindi di conservare il proprio status principesco.

Non esiste al mondo un importante gruppo editoriale che non sia portatore di specifici interessi economici e politici. Un Paese è tanto più democratico quanto più i suoi cittadini hanno il possesso o il controllo degli apparati economico e massmediatico.

Aiutare l'informazione locale è un alto esercizio di democrazia. Concentrare l'informazione nelle mani di pochi gruppi editoriali non è sinonimo di dittatura, ovviamente, ma neppure è garanzia di effettivo pluralismo.

I manager di importanti istituzioni ed enti che, accanto a tanti altri inserzionisti – artigiani, commercianti, piccoli imprenditori – sostengono con la pubblicità le flebili “voci” del territorio, di fatto, tutelano il pluralismo dell'informazione e, implicitamente, rafforzano il sistema democratico. A loro deve andare la riconoscenza dei cittadini più consapevoli.

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