Lecco, 25 marzo 2020   |  

Camminare

di Gabriella Stucchi

“Ciò che conta è osare il primo passo,/perché soltanto con il primo passo/dai alla tua vita una direzione” (P. Müller).

Camminare

Nella Prefazione l’autore, Gisbert Greshake, uno dei più affermati teologi di lingua tedesca, espone i contenuti di uno studio del Ministero federale tedesco in cui si nota che “camminare è sano!”, porta benefici sia sul piano medico, sia sugli “effetti psicologici”. Da qui nasce il suo libro, che include anche la dimensione spirituale-religiosa.

Il libro inizia con un’analisi specifica tra il “camminare” (mettersi in movimento) e il “sostare” (fermarsi), che però non vanno separati completamente, perché nel procedere in avanti è sempre insito anche il momento della pausa.
Camminare fa bene per la salute, ma è anche utile, perché mette in contatto con ciò che ci circonda, con la natura. Così il camminare offre la possibilità di “meditare” sulla propria vita, sul mondo, soprattutto se si è immersi nella natura, cogliendo i colori, i soffi, i raggi. Inoltre il camminare è rivolto a una meta e questo dà un senso.

Il fare escursioni insieme, poi, dà un significato ancora più profondo: apre agli altri, al loro ritmo di vita, ai loro bisogni, alle loro esperienze.
Camminare “fa” anche qualcosa alla nostra anima: si superano la malinconia e la depressione, si sfogano le tensioni.
Anche la storia presenta esempi sul valore del camminare: Aristotele, Nietzsche, Kierkegaard, Tommaso d’Aquino...

Nel pellegrinaggio si raggiunge un luogo “sacro”, lontano da ciò che è solamente umano. L’immagine della strada si trova più volte nella Bibbia, per indicare la “storia della salvezza”, in particolare in riferimento a Gesù: Gesù è in cammino con i suoi discepoli, e chi vuole ascoltarlo deve mettersi in cammino, percorrere la via della fede, lasciandosi condurre dallo Spirito.

Nel camminare si incontrano “deviazioni”, che in qualche caso risultano sfavorevoli perché allungano il cammino, mentre altre volte aiutano a superare le difficoltà. Occorre però percorrere la strada per sperimentare se sia quella giusta. Infatti può capitare che nella strada sbagliata si scopra qualcosa del tutto nuovo, che può essere una nuova prospettiva. Questo capita anche nella vita spirituale: si parte con una meta, i cui obiettivi però quasi sempre si raggiungono con deviazioni. Occorre proseguire, ciascuno per la propria strada, volti verso quello che è stabilito per ognuno, insieme a Dio e verso Lui. Può anche succedere che un cammino all’inizio sbagliato, con un successivo ravvedimento, diventi positivo. Così avvenne per il “figlio prodigo”. Perciò anche le strade sbagliate , se si correggono e si rivolgono alla giusta meta, possono integrarsi nel cammino di vita orientata a Dio.

Nell’ultimo capitolo l’autore ricostruisce il valore teologico - liturgico della “Via crucis”: l’itinerario percorso da Gesù portando la croce diventa un cammino di processione per i credenti. Camminando, apro corpo e anima per ripercorrere a mia volta la via percorsa da Gesù. Questo può essere fatto anche spiritualmente.

Ciascuno ha la sua “croce” da portare: le malattie, le disabilità, le morti per incidenti, guerre, pandemie...Ci sono anche le sofferenze psichiche ed anche quelle dell’amore
(perché non si è compresi dalla persona amata, per i figli, per la mancanza di riconoscimento....). Ognuno ha una via della croce da percorrere, secondo la “via crucis” di Gesù. Ciò significa osservare la croce di Gesù, interpretare la nostra croce come partecipazione alla sua croce, ma anche riflettere su come si ha una parte di colpa nella croce di altri e nella croce di Gesù. Segue poi una meditazione sulle 15 stazioni della Via crucis, con citazioni di testi di autori.

Attraverso la metafora del “camminare” l’autore esprime una forte esortazione a non fermarsi mai nella vita, a cogliere ogni momento, anche negativo, come possibilità di crescita, seguendo la via di Gesù.

Gisbert Greshake “Camminare” – Queriniana – euro 13.00

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