Lecco, 04 settembre 2017   |  

Buoni pasto cumulabili fino a un massimo di otto

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Si evidenzia che la nuova nozione di buoni pasto assume rilevanza anche ai fini fiscali

Buoni pasto uno al giorno e mai piu al supermercato 370x230

Nuove regole per i buoni pasto. Il DM 7 giugno 2017 n. 122, pubblicato sulla G.U. 10 agosto 2017 n. 186, definisce le caratteristiche dei buoni pasto e individua gli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto.

Il DM in commento, in vigore dal 9 settembre, è stato emanato in attuazione dell’art. 144 del DLgs. 50/2016, decreto che ha abrogato il precedente DPR 207/2010 che disciplinava anche i buoni pasto (artt. 3 e 285 commi 4 e 5 del DPR 207/2010).

Si evidenzia che la nuova nozione di buoni pasto assume rilevanza anche ai fini fiscali, posto che l’art. 51 comma 2 lett. c) del TUIR fa riferimento alle prestazioni per il servizio sostitutivo di mensa, ora disciplinate dal DM in commento (cfr. ris. Agenzia Entrate n. 118/2006).

L’art. 2 comma 1 lett. c) del DM 7 giugno 2017 definisce “buono pasto” il documento di legittimazione, anche in forma elettronica che attribuisce, al titolare, ai sensi dell’art. 2002 c.c., il diritto a ottenere il servizio sostitutivo di mensa (vale a dire, la somministrazione di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo) per un importo pari al valore facciale del buono e, all’esercizio convenzionato, il mezzo per provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione.

Ai sensi dell’art. 4 del citato DM, i buoni pasto consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto (vale a dire, il valore della prestazione indicato sul buono pasto, inclusivo dell’IVA) e consentono all’esercizio convenzionato di provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione.

I buoni pasto sono utilizzati esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

Viene, inoltre, stabilito che i buoni pasto non sono cedibili, né cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare, esclusivamente per l’intero valore facciale.

I buoni pasto in forma cartacea devono riportare: il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro; la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione; il valore facciale espresso in valuta corrente; il termine temporale di utilizzo; uno spazio riservato alla apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato; la dicitura “Il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare”.

Vengono, altresì, disciplinati i buoni pasto in forma elettronica, prevedendo che la maggior parte delle suddette informazioni siano associate elettronicamente ai medesimi in fase di memorizzazione sul relativo carnet elettronico, mentre la data di utilizzo del buono pasto e i dati identificativi dell’esercizio convenzionato presso il quale il medesimo è utilizzato sono associati elettronicamente al buono pasto in fase di utilizzo.

L’obbligo di firma del titolare del buono pasto elettronico è invece assolto associando, nei dati del buono pasto memorizzati sul relativo supporto informatico, un numero o un codice identificativo riconducibile al titolare stesso. La suddetta dicititura “Il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare” è riportata elettronicamente.

Buoni spendibili anche in agriturismo
Rispetto al precedente art. 285 del DPR 207/2010 è stato ampliato il novero degli esercizi presso i quali possono essere utilizzati i buoni pasto. Ai sensi dell’art. 3 del nuovo DM, infatti, il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto è erogato dai soggetti legittimati a esercitare: la somministrazione di alimenti e bevande; l’attività di mensa aziendale ed interaziendale; la vendita al dettaglio, sia in sede fissa che su area pubblica, dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare; la vendita al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui dei prodotti alimentari; la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi effettuata dagli imprenditori agricoli, dai coltivatori diretti e dalle società semplici esercenti l’attività agricola; nell’ambito dell’attività di agriturismo, la somministrazione di pasti e bevande, costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, presso la propria azienda; nell’ambito dell’attività di ittiturismo, la somministrazione di pasti costituiti prevalentemente da prodotti derivanti dall’attività di pesca; la vendita al dettaglio dei prodotti alimentari, anche trasformati, nei locali adiacenti a quelli di produzione nel caso di soggetti esercenti l’attività di produzione industriale.

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Caleidoscopio

24 Settembre 2008 Taro Aso, 68 anni, è il primo cristiano ad essere eletto primo ministro in Giappone.

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