Lecco, 24 agosto 2020   |  

Beni e servizi ai dipendenti non tassati fino a 516,46 euro

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Il DL 104/2020 (decreto “Agosto”) incrementa, limitatamente per il periodo d’imposta 2020, a 516,46 euro la soglia prevista dall’art. 51 comma 3 del TUIR per la non imponibilità delle erogazioni liberali in natura ai dipendenti.

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In linea generale, ai sensi dell’art. 51 comma 1 del TUIR, il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Nella prassi dell’Amministrazione finanziaria i beni e servizi forniti al dipendente diversi dalle somme in denaro vengono individuati con il termine fringe benefit.

Tanto premesso, l’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 51 del TUIR stabilisce che non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se, complessivamente, di importo non superiore a 258,23 euro nel periodo d’imposta.

L’art. 112 del DL “Agosto” interviene su tale disposizione, prevedendo che, limitatamente al periodo d’imposta 2020, l’importo del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati dall’azienda ai lavoratori dipendenti che non concorre alla formazione del reddito ai sensi dell’art. 51, comma 3 del TUIR sia elevato a 516,46 euro.

Viene quindi raddoppiata la soglia di esenzione, che passa da 258,23 a 516,46 euro, ma solo per il periodo d’imposta 2020.

Se il valore dei beni e servizi in questione sarà superiore al suddetto limite, lo stesso concorrerà interamente a formare il reddito (cfr. circ. Agenzia delle Entrate 22 ottobre 2008 n. 59, § 16). Ad esempio, nel caso in cui il valore normale dei beni e servizi complessivamente ceduti al dipendente nel periodo d’imposta 2020 sia pari a 600 euro, l’importo che concorre a formare il reddito di lavoro dipendente è pari a 600 euro (non quindi solo per l’eccedenza rispetto al nuovo limite di 516,46 euro).
Si evidenzia che la suddetta soglia di esenzione riguarda le sole erogazioni in natura, essendo invece escluse quelle in denaro. Per le erogazioni in denaro resta, infatti, applicabile il principio generale secondo cui qualunque somma percepita dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro costituisce reddito di lavoro dipendente, ad eccezione delle esclusioni specificatamente previste (
cfr. circ. Agenzia delle Entrate 15 giugno 2016 n. 28, § 2.5.1).

In relazione alla soglia di esenzione, la C.M. 23 dicembre 97 n. 326 (§ 2.3.1) aveva chiarito che:

  • tale previsione si applica a tutti i fringe benefit, sia a quelli determinati in base al valore normale, sia a quelli determinati con metodi convenzionali (es. auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, prestiti ai dipendenti, fabbricati in uso ai dipendenti);

  • il limite va considerato in relazione agli importi tassabili in capo al dipendente e, quindi, al netto di quanto è stato eventualmente corrisposto da quest’ultimo (comprensivo dell’eventuale IVA a carico del dipendente);

  • il limite va considerato per tutti i fringe benefit percepiti, anche se derivanti da altri rapporti di lavoro eventualmente intrattenuti nel corso dello stesso periodo d’imposta.

Si rileva inoltre che “l’esclusione dal reddito opera anche se la liberalità è erogata ad un solo dipendente non essendo più richiesto che l’erogazione liberale sia concessa in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o a categorie di dipendenti” (circ. n. 59/2008, § 16).

Rilevano anche beni e servizi ai familiari

L’art. 51 comma 3 del TUIR fa riferimento anche ai beni ceduti e ai servizi prestati al coniuge del dipendente o ai suoi familiari. Rilevano quindi i beni ceduti e i servizi prestati non solo al dipendente, ma anche al soggetto a questo equiparato (es. pensionato, cassaintegrato), nonché al coniuge, ai figli e agli altri familiari indicati nell’art. 12 del TUIR, anche se non fiscalmente a carico (C.M. n. 326/97, § 2.3.1).

Costituisce, inoltre, compenso in natura il diritto del dipendente di ottenere il fringe benefit da terzi (art. 51 comma 3 del TUIR). Tale fattispecie si verifica, quindi, quando un terzo cede beni o presta servizi a dipendenti di un datore di lavoro per effetto di un qualunque collegamento esistente con quest’ultimo o con il sottostante rapporto di lavoro, sebbene non in forza di un accordo o di una convenzione che questi abbia con lui stipulato (C.M. n. 326/97, § 2.3.1).
In linea generale, anche i documenti di legittimazione (c.d. voucher) costituiscono fringe benefit in capo ai dipendenti a norma dell’art. 51 comma 3-
bis del TUIR.
Non rientra, invece, nell’ambito della soglia di esenzione l’importo dei buoni pasto che eccede il limite previsto dall’art. 51 comma 2 lett. c) del TUIR (circ. Agenzia delle Entrate n. 28/2016, § 2.5.2).

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