Roma, 08 giugno 2018   |  

Bassetti: “Abbiamo bisogno di un’Italia in pace”

Pregare perché l’Italia ritrovi fiducia nella politica e pensare a chi ha perso una “patria”.

Bassetti

La Comunità di Sant’Egidio ha chiamato a raccolta per una veglia di preghiera per l’Italia per superare le tensioni delle scorse settimane che hanno visto nascere con difficoltà il governo. Nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti ha richiamato ad un maggior impegno nella ricerca del bene comune.

Ricordando “i momenti di seria preoccupazione” dopo il voto, “il clima di tensione”, gli “attimi di conflittualità che sono emersi dalle viscere profonde del Paese”, gli attacchi da biasimare al capo dello Stato, il presidente della Conferenza episcopale italiana ha affermato che oggi serve una svolta. “E’ doveroso – ha evidenziato - lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale”.

Augurando il meglio al nuovo governo, Bassetti ha ricordato che la Chiesa è impegnata nel rammendo della società italiana. “Il mondo intero – dice - ha bisogno di un’Italia in pace” nella quale i cattolici non debbono aver paura di impegnarsi in politica, né essere assenti.

“Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti! – ha proseguito il cardinale - non bisogna avere paura della responsabilità politica. Non lo dico perché favorisca l’uno o l’altro disegno politico. Non è compito dei pastori!”. I cristiani non possono essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi – come diceva Paolo VI – quali “esperti di umanità”.

Poi il problema di rifugiati e profughi che cercano una patria con un “volto materno. “In guerra – ha ricordato il cardinale citando i racconti della sua infanzia – si capisce il valore di una patria in pace”, che “è per ciascuno, in un modo, molto vero, una madre”, come diceva san Giovanni Paolo II. Bassetti ha offerto una lettura originale della parabola dei talenti, come “doni” da “usare bene”, con “responsabilità”, non solo in quanto “opportunità o qualità della nostra vita personale”. I talenti, per il porporato, sono anche “il dono di una patria, di una comunità nazionale”: “Ognuno riceve il dono di una patria: forse c’è chi lo riceve con più opportunità, chi con meno, ma tutti hanno una patria. Diceva san Giovanni Paolo II: ‘L’espressione ‘patria’ si collega con il concetto e con la realtà di ‘padre’’. È ‘l’insieme di beni che abbiamo ricevuto dai nostri padri’: eredità di terra, di storia, di cultura, di valori spirituali, di lingua…’”. “Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria”, la tesi del presidente della Cei: “È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia

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