Lecco, 30 gennaio 2018   |  

Cittàdellaluce scrive a Brivio: noi rimasti inascoltati

"Lecco ed il suo circondario hanno bisogno di credere, pur rimanendo coi piedi per terra, che la sua vocazione innovativa, non solo manifatturiera ma anche socio-culturale, possa trovare un praticabile e paradigmatico modello di rilancio".

CroppedImage720439-leuci-2

Pubblichiamo la lettera inviata dal comitaot Cittàdellaluce al sindaco di Lecco Virginio Brivio sul futuro dell'area ex Leuci.

Caro Sindaco Brivio,
abbiamo letto sui media locali il suo contributo (Collaborazione pubblico e privato, Brivio : “passiamo all’azione” ) ed i relativi espliciti inviti alla concretezza applicativa.

Ne siamo contenti e contemporaneamente sconcertati visti i nostri molteplici e ripetuti sforzi come promotori di CITTADELLALUCE , sinora inascoltati nei fatti, per avviare un concreto percorso di riutilizzo virtuoso dell’area ex Leuci.

Un’area non solo “centrale”, da tanti punti di vista, ma anche paradigmatica di una effettiva e praticabile azione di rigenerazione urbana legata ad una visione virtuosa ed innovativa dello sviluppo territoriale.

Una svolta rispetto alle “consuete” quanto morti canti vie speculative immobiliari. Abbiamo letto con piacere all’interno del suo primo scritto come presidente ANCI LOMBARDIA il sottolineato riferimento “ penso.... all’interlocuzione con i soggetti istituzionali e con quelli con cui possiamo mettere a punto proposte politico-amministrative utili per le nostre comunità ( penso alla rigenerazione urbana, ad esempio, o al tema sempre più attuale del partenariato pubblico privato, o allo sviluppo delle nostre capacità di predisporre progettualità che consentano all’associazione e ai Comuni di attingere ai fondi europei”). Ebbene perché non partire proprio dal nostro territorio e dalla città di cui lei è sindaco ? Da altre parti, sia in Italia che all’estero, avviare ed implementare un riutilizzo virtuoso di un’area dismessa , pur privata, ma di interesse pubblico è già un fatto concreto.

Certo, i problemi non sarebbero pochi e le situazioni non tutte perfettamente sovrapponibili viste le variabili speci che ma, inutile negarlo, l’ingrediente imprescindibile è quello della volontà politica di assumersi il ruolo di motore-volano che possa poi trascinare le altre componenti del cosiddetto Sistema Lecco, a partire dalle Associazioni Imprenditoriali.
Da altre parti, ripetiamo, queste cose le fanno.

Ed allora perché, al di là del “Tavolo Comunale/Provinciale”, e dei 2 “gruppi di lavoro” previsti al suo interno (istituiti dopo nostra prolungata perorazione ma ancora non “codi cati istituzionalmente”), questa non diviene nei fatti e nell’agenda territoriale una priorità (peraltro già formalmente prevista da tempo in sede regionale, dopo l’avvenuto riutilizzo dell’ex pizzeria Wall Street”)?

Lecco ed il suo circondario hanno bisogno di credere, pur rimanendo coi piedi per terra, che la sua vocazione innovativa, non solo manifatturiera ma anche socio-culturale, possa trovare un praticabile e paradigmatico modello di rilancio, peraltro potenzialmente estensibile ad altre area dismesse. Una visione ideale e sociale che sappia coniugare competenze tecniche e saperi più ampi producendo oggettive e quali cate opportunità occupazionali, in primis per i giovani.
Del resto l’area ex Leuci, per la presenza di 5000 metri quadri di amianto – non 500 come da lei, naturalmente in buona fede, sostenuto in un suo precedente contributo ai media - costituisce già perlomeno un grande problema di salute pubblica la cui rimozione non può più attendere.

Perché allora, evitando anche in quali cabili e impropri usi “ludici”, non risolvere in primis e tempestivamente – al di là dei preannunci mediatici - il problema dell’amianto ( il costo della boni ca peraltro sarebbe nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro rispetto alle centinaia di migliaia di inadempiuti pagamenti di tributi comunali da parte della proprietà dell’area da lei pubblicamente evidenziati) proiettandolo però in una prospettiva progettuale tipo CITTADELLALUCE?
Il tutto con una relativa funzione attiva di volano da parte dell’ Ammin. Comunale che sappia assumere (con l’appoggio delle altre realtà associative) la titolarità di una trattativa energica diretta con la proprietà, ovviamente mettendo a frutto gli elementi a suo favore nalizzati alla tutela dell’interesse pubblico generale e veicolati da una ef cace intraprendenza. Domande in cerca di risposte non interlocutorie ....

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

19 Novembre 1969 l'agente della Polizia di Stato, Antonio Annarumma, diventa la prima vittima degli Anni di piombo in Italia.

Social

newTwitter newYouTube newFB