Lecco, 04 giugno 2022   |  

Anticorpi di pace

di Donatella Salambat

Giancarlo Piccinni ricorda la figura di don Tonino Bello un sacerdote mite, protettore dei poveri e degli immigrati. Capace di scelte difficili e coraggiose considerato da molti un prete scomodo

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Giancarlo Piccinni, cardiologo, nasce ad Alessano , terra di Don Tonino Bello, di cui è stato alunno. L’opera “Anticorpi di pace” edizioni San Paolo (174, 15,00 euro) è una raccolta di biglietti, articoli, incontri ed omelie accompagnati da alcuni testi redatti dall’autore.

Don Tonino Bello, era parroco, scrittore e teologo. Nasce nel 1935 ad Alessano in provincia di Lecce, diventa sacerdote nel 1957, fu educatore in seminario e parroco. Nel 1982 è vescovo di Molfetta. Era un uomo mite, protettore dei poveri, degli immigrati. Muore nel 1993 colpito da un male incurabile.

La Congregazione delle cause dei santi, il 30 aprile 2010 nella Cattedrale di Molfetta ha aperto la fase diocesana della causa di beatificazione. Don Tonino, così amava farsi chiamare, era considerato un prete scomodo, dalle scelte difficili e coraggiose. Un sacerdote innamorato di Gesù, era sua l’espressione “la chiesa del grembiule” come testimonianza della volontà di stare sempre dalla parte degli ultimi.

Queste pagine sono la testimonianza che i temi da lui trattati la povertà, la guerra, la malattia non sono episodi legati ad una storia passata, ma più che mai attuali. Lo spirito che traspare dal libro di Piccinni è di un sacerdote di una grande ricchezza umana un uomo di Vangelo anche nelle scelte più scomode.

L’autore attraverso gli scritti e le omelie traccia un ritratto di don Tonino come di un sacerdote costruttore di ponti, al servizio degli uomini. Quest’opera è attuale per i tempi che stiamo vivendo.

«Viviamo in un tempo sospeso, in un tempo fatto di paura di un virus, del rischio di una guerra nucleare, della carestia. L’autore si pone la domanda chissà come avrebbe vissuto questo tempo don Tonino?»

«Sicuramente avrebbe saputo che le armi non ci mettono in sicurezza, che la terra va curata se si vuole vivere in salute e che nessuno può salvarsi da solo».  Quest’opera non ha il compito di ricordarlo ma di rendere la sua memoria feconda tra la gente. Il ricordo di un sacerdote che ha lottato contro l’indifferenza, l’ingiustizia, lasciando attraverso i suoi gesti, i suoi scritti nel cuore e nelle mente di chi lo ha conosciuto un segno di speranza.

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