Lecco, 02 gennaio 2017   |  

"Amiamo tutto il bello che ci sta intorno"

di Mario Stojanovic

"Ma soprattutto amiamoci fra noi come vuole Dio".

Terra Promessa cover

La stagione invernale, penso, sia il periodo più propizio affinché l' uomo pensi alle proprie origini e anche alla sua terra. Mentre sto scrivendo è l'alba di un nuovo giorno, il freddo è pungente e il cielo è rosso cupo e fa pensare alle belle albe norvegesi, nelle quali, i colori, si riflettono nelle ampie distese di neve. Tutto ciò sembra fondersi e le distanze si disperdono all'occhio umano, donando una sensazione di Pace. In questi momenti, per me sacri, in cui la mente, il cuore si fondono con la natura, penso alla mia terra, nel suo significato più profondo.

Non dimentichiamo, che noi siamo stati plasmati dal nostro Dio, con della terra e dell'acqua. Quindi il legame che ci lega alla terra è forte, specie a quella di origine. Nella mia vicenda umana, avendo avuto, mamma italiana e padre Slavo, mi sento legato a due terre, quella bergamasca e quella slava. In me, le impronte di queste due terre, tanto lontane ma così simili per tradizioni, mi hanno lasciato ed insegnato la semplicità e la testardaggine nel cercare la Giustizia.

Mai come in questi ultimi anni nelle nostre città arrivano e vivono persone da ogni parte del nostro pianeta: l'esempio più recente è di ieri con il primo nato all'ospedale di Lecco, che è figlio di genitori Croati. Molte volte sentiamo dire da questi nostri fratelli: “rimarremo alcuni anni ma poi torneremo nella nostra terra”.

Ciò è l'esempio chiaro che ogni uomo è legato alle proprie origini, come il cordone ombelicale lega la mamma alla sua creatura. Ricordo, che, nei primissimi anni '70, volli andare, solo, a vedere e conoscere la terra delle mie origini Slave, i miei parenti anziani e nonni che vivevano in un villaggio a pochi chilometri da Belgrado. Mentre ero sul treno che mi portava nella città bianca, conobbi un signore, allora per me anziano, con il quale feci amicizia e mi raccontò questo: “La vita mi ha donato cinque figli, ma mi ha tolto la moglie. Oggi, che i figli sono sposati e lavorano, torno in Serbia, per trascorrere gli anni che il buon Dio vorrà darmi ancora. Sai - continuò - vorrei piantare questo piccolo ulivo nel giardino, davanti a casa mia, perché, crescendo, dia i suoi frutti nella mia terra”.
Allora, io molto giovane, non capivo il significato di tutto ciò, ma quelle parole mi diedero un brivido, come volessero dirmi: “questo è il destino di ogni emigrante”.

Ci salutammo arrivati a Belgrado, Lui, contento per essere tornato a casa e io felice perché per la prima volta ero nella terra di mio padre. Uscito dalla stazione vidi situazioni e realtà nuove ai miei occhi, ma ciò mi donava pace e sicurezza. La via che stavo percorrendo sentiva di profumi orientali e la gente ti sorrideva pur non conoscendoti, anzi alcuni, capendo che ero spaesato, mi aiutò a trovare il pullman che andava al villaggio.

Quale sia la nostra terra, non dimentichiamo che siamo solo di passaggio, e quella definitiva sarà in cielo. Perciò amiamo tutto il bello che ci sta intorno, ma soprattutto amiamoci fra noi come vuole Dio.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

25 Giugno 1946 si insedia l'Assemblea costituente della Repubblica Italiana con Giuseppe Saragat alla presidenza

Social

newTwitter newYouTube newFB