Lecco, 06 settembre 2018   |  

All’ospedale Manzoni di Lecco eseguito un autotrapianto di cuore

Raro intervento eseguito con successo dall’equipe di Cardiochirurgia

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Il dottor Amando Gamba, direttore del Dipartimento Cardiovascolare di Asst Lecco

La scorsa settimana presso la Cardiochirurgia dell’ospedale A.Manzoni di Lecco è stato eseguito un autotrapianto di cuore, ossia un delicato intervento che - a causa del suo elevato livello di complessità e per il fatto che esso richiede la presenza d'una equipe chirurgica con esperienza nel trapianto cardiaco -
viene a oggi praticato molto raramente e solo in pochi centri al mondo.

L’intervento è stato eseguito su di un uomo di 48 anni che presentava da alcuni mesi una sintomatologia addominale di difficile interpretazione. Dopo ripetuti accessi al Pronto Soccorso, al paziente era stata diagnosticata la presenza di una voluminosa neoformazione situata all’interno dell’atrio sinistro, quella cioè di più difficile accesso delle quattro camere cardiache.

“All’interno dell’atrio sinistro si può accedere tramite una incisione di pochi centimetri sufficiente per riparare o sostituire la valvola mitrale ma certamente troppo piccola per asportare una massa di circa 10 centimetri di diametro con un’ampia e profonda base di impianto. Si è ricorsi pertanto ad una tecnica molto particolare denominata appunto autotrapianto. - spiega il Dr. Amando Gamba, direttore del Dipartimento Cardiovascolare di Asst Lecco - Attraverso l’autotrapianto il cuore viene rimosso dalla cavità toracica per permettere di asportare la neoformazione dall’atrio sinistro con maggior facilità. Al termine dell’operazione si procede a reimpiantare il cuore con la stessa tecnica utilizzata per il trapianto cardiaco ma con qualche difficoltà in più a causa della presenza di margini di sutura più ristretti e per via della necessità di eseguire una anastomosi diretta delle due vene cave non sempre di facile esecuzione”.

Durante l’operazione, il cuore è stato tenuto ad una temperatura di 4 gradi centigradi in un contenitore con acqua e ghiaccio, mentre la circolazione e l’ossigenazione del sangue per tutto l’organismo è stata garantita dalla macchina cuore-polmoni (detta anche circolazione extracorporea) nel caso specifico con raffreddamento del paziente a 28 gradi. Durante l’intervento è stata inoltre eseguita una riparazione della valvola aortica che presentava una moderata insufficienza dovuta ad una malformazione congenita.

“L’intervento è durato complessivamente circa cinque ore di cui tre in circolazione extracorporea mentre il cuore è rimasto fuori dal torace per circa un’ora. Il decorso postoperatorio è stato complessivamente regolare con estubazione dopo sei ore – prosegue il Dr. Gamba - La scelta della tecnica da utilizzare è stata difficile e sofferta ma visto il risultato sembra sia stata una decisione giusta che ci ha permesso di raggiungere l’obiettivo prefissato di asportare completamente la neoformazione. A tutt’oggi il paziente è in buone condizioni”.

L’equipe operatoria che ha eseguito l’intervento era composta dai cardiochirurghi Amando Gamba e Giordano Tasca e dal cardioanestesista Pietro Carboni mentre in decorso postoperatorio è stato coordinato dal responsabile della terapia intensiva dott. Angelo Vavassori. Oltre ai medici hanno attivamente collaborato alla riuscita dell’intervento i tecnici della circolazione extracorporea e il personale infermieristico della sala operatoria e terapia intensiva. Particolarmente utile è stata inoltre la collaborazione con i cardiologi per la diagnosi preoperatoria.

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