Lecco, 22 settembre 2017   |  

Al Manzoni di Lecco caso clinico con il sistema robotico Da Vinci

Protagonista una donna, di circa 68 anni, affetta da prolasso di cupola.

sedeospedale

Un altro significativo caso clinico all’Ospedale Manzoni, diagnosticato e trattato con successo dall’équipe di Ginecologia guidata da Antonio Pellegrino: protagonista una donna, di circa 68 anni, affetta da prolasso di cupola.

Lecco, è tra i pochi centri sul territorio nazionale a trattare anche questa particolare patologia: la donna operata, infatti, è stata sottoposta ad un intervento chirurgico laparoscopico messo in atto con l’utilizzo del sistema robotico Da Vinci, la sofisticata piattaforma in dotazione all’ASST di Lecco dal 2010, che ha reso il Manzoni uno dei Centri di riferimento italiani per la chirurgia robotica.

“Il prolasso vaginale – spiega Antonio Pellegrino – è una condizione altamente prevalente nella popolazione femminile mondiale tant’è che si stima che il 50% ne sia affetta, mentre il prolasso di cupola rappresenta il 30% dei casi di prolasso genitale nelle donne nella quinta decade di età”.

“Con l’utilizzo del sistema robotico da Vinci – puntualizza Pellegrino – impiegato dai nostri due ginecologi, Mario Villa e Maria Cristina Cesana, è stato possibile operare la nostra paziente con una nuova e innovativa tecnica in alternativa alla tradizionale chirurgia. Nello specifico, la donna è stata sottoposta ad una sospensione laterale, una moderna metodica ideata dal Professor Dubuisson nel 2013”.

“Quando l’approccio para-sacrale è complesso a causa del rischio vascolare (tra cui obesità, varianti anatomiche) e delle condizioni anatomiche della paziente (mega colon, sindrome aderenziale, malattia diverticolare) l’approccio laterale è una metodica da considerare elettiva” chiariscono Villa e Cesana.

“La tecnica di Dubuisson, infatti, risulta di semplice esecuzione, è efficace e raramente complicata. L’uso del sistema Da Vinci, quindi della chirurgia robotica, costituisce la forma più sofisticata di chirurgia mininvasiva e consente di estendere i benefici della mininvasività (ridotte perdite ematiche e di conseguenza minor necessità di trasfusioni, minor dolore postoperatorio, una più rapida ripresa) ad interventi complessi ed importanti come proprio come questo a cui è stata sottoposta la nostra paziente” chiariscono i ginecologi di Via dell’Eremo.

 

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