Cassago Brianza, 05 settembre 2020   |  

Agostino d’Ippona: rappresentazione nell’arte dell’uomo e del Santo Dottore della Chiesa

di Italo Allegri

Con una straordinaria carrellata di immagini il prof. Luigi Beretta ha raccontato l’evoluzione iconografica di Agostino di Ippona nell’arco dei secoli, venerdì 4 settembre nel Salone dell’Oratorio di Cassago. Numerosi i presenti che hanno seguito con attenzione e interesse l’esposizione.

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È dedicata all’iconografia agostiniana la terza serata del ciclo di incontri promosso dall’Associazione Storico Culturale di Sant’Agostino di Cassago Brianza, che si è svolta venerdì sera 4 settembre presso il Salone dell’Oratorio di Cassago, nell’ambito della XXX Settimana Agostiniana. Relatore il prof. Luigi Beretta, presidente dell’Associazione agostiniana cassaghese, che ha messo a tema “Alla scoperta di Sant’Agostino nell’arte: pittori, scultori, artisti di fronte alla grandezza dell’uomo e del Santo”. Numerosa la presenza del pubblico se si considera poi la stringente normativa di distanziamento sociale in atto.
La serata quindi è dedicata alla figura di Agostino e alla rappresentazione che ne è stata fatta nel corso dei secoli. La prima che conosciamo è del VI secolo, quindi ad oggi sono passati più o meno mille e seicento anni. In questo ampio arco temporale i grandi artisti quali pittori scultori, miniaturisti, stampatori, incisori si sono sbizzarriti nel raffigurarlo.
“Questa sera dovremo fare una selezione di tutto quanto è stato prodotto nel corso dei secoli – spiega il relatore - e ho scelto alcune tematiche fondamentali: un ordine cronologico e un ordine di contenuti, per capire anche un po’ come è avvenuta l’evoluzione nel gusto e nello stile dei diversi pittori, artisti che si sono cimentati nel corso dei secoli”.
Le prime rappresentazioni risalgono all’alto e basso medioevo e sono fondamentalmente raffigurazioni che troviamo sui codici. Sono dunque opere scritte dai monaci all’interno degli scriptoria che illustravano le opere di Agostino con alcune immagini. Ed è solamente dal XII-XIII secolo che inizia un tipo diverso di iconografia, che rimanda alla mente di specialisti - un po’ i monaci oppure i signori - che si facevano trascrivere le opere, specialmente libri di preghiera a proprio uso e consumo: soprattutto le nobildonne avevano questa abitudine di farsi regalare il libro di preghiere illustrato.
Dal XIII secolo in poi c’è un altro tipo di rappresentazione esteso alla popolazione intera con le raffigurazioni che hanno la possibilità di essere osservate dai fedeli che arrivano nelle chiese o nei conventi. Questa trasformazione è soprattutto dovuta alla nascita dell’ordine agostiniano, ufficialmente fondato nel 1256. È una fondazione voluta direttamente dal Papa Alessandro IV in base a una serie di decretazioni del Codice lateranense, il quale ha riunto tutta una serie di esperienze eremitiche che vivevano nel centro-nord Italia: Lazio, Toscana, Umbria, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, facendole confluire in un’unica organizzazione amalgamata nell’arco di un centinaio d’anni sotto la Regola di Agostino.
Questo Ordine ha avuto diversi obiettivi. Innanzitutto, creare una propria identità e in secondo luogo far conoscere la figura di Agostino come fondatore. Ed è per questo che troviamo nelle chiese di fondazione agostiniana, dedicate ad Agostino e i santi che derivano da Agostino o Santa Rita, che illustrano attraverso dipinti ed affreschi la figura di Agostino. Ma è soprattutto nei chiostri dei conventi che troviamo la nascita e lo sviluppo di quelli che sono i cicli della vita agostiniana in dieci, venti, trenta o quaranta episodi narranti la vita di Agostino.
Quindi l’Ordine agostiniano dà un’impronta notevole attraverso le sue committenze, ma sono poi anche gli ecclesiastici o il mondo religioso in generale che guarda ad Agostino, siccome è uno dei grandi Dottori della Chiesa, che ha dato un fondamento alla teologia cristiana, perciò è preso come punto di riferimento. Sta di fatto che Sant’Agostino è rappresentato con Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno e San Gerolamo già dall’VIII secolo, perché considerato Dottore della Chiesa. Questi personaggi si trovano frequentemente raffigurati assieme, soprattutto nelle lunette o negli archi delle volte, nelle absidi o nelle cappelle. Questo soprattutto nel medioevo tra il XIII e XVI secolo, poi questa abitudine si è un po’ persa e nelle chiese successivamente troviamo solo qualche raro esempio, ma la figura di Agostino viene presa singolarmente.
Nelle prime immagini commentate le rappresentazioni più antiche per procedere poi secondo l’ordine cronologico della vita di Agostino, suddivisa nei momenti salienti: dall’Africa a Roma, l’esperienza di Milano dove incontra il vescovo Ambrogio, quindi quella in Rus Cassiciacum presso l’amico Verecondo conclusa con il battesimo e il successivo ritorno in Africa. Gli episodi che hanno caratterizzato la vita di Agostino narrati in buona parte nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine verso la fine del XIII secolo, che hanno rappresentato una fonte importante per gli artisti fino al secolo XVII. Poi come i più noti artisti hanno tratteggiato Sant’Agostino e le forme rappresentative: dai dipinti, alle miniature dei codici, alle stampe o incisioni.
L’identità di Agostino varia con il passare dei secoli, in funzione dei tempi, delle correnti artistiche e in base allo scopo sotteso alla rappresentazione dettata dal committente, perciò è un alternarsi di panneggi e di simboli che identificano il monaco o il vescovo. Anche la fisionomia corporea è assai variabile e sono solo pochi gli autori che lo ritraggono nei lineamenti umani dell’africano.
Chi desiderasse comunque approfondire l’iconografia agostiniana lo può fare consultando il sito dell’Associazione Storico Culturale della Sant’Agostino di Cassago Brianza al seguente link: http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/iconografia.html 
Questa sera, sabato 5 settembre alle ore 21.00 presso il Salone dell’Oratorio di Cassago Brianza: “Raffaello, il pittore e l’uomo: quando la Natura volle essere vinta dall’Arte”; relatori: prof.sa Irene Fava docente e storica dell’Arte e Ivano Gobbato saggista.

 

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