Lecco, 09 maggio 2018   |  
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Aggressione sui treni, il sindacato di polizia Siulp: ognuno faccia la sua parte

"Investire in sicurezza non è un costo ma è una risorsa".

questura 1

La posizione del sindacato di polizia Siulp dopo i recenti fatti di cronaca.

I gravi fatti che si stanno verificando in questi ultimi periodi nelle stazioni e sui treni nelle tratte ferroviarie di competenza della Polfer Lecco, tra le quali anche la Milano-Lecco, ove si è verificato il grave episodio che ha visto coinvolto il nostro collega, domenica 6 maggio, aggredito e malmenato da un gruppo di otto persone straniere, tra le quali anche due nigeriani, richiedenti asilo, arrestati successivamente nella quasi flagranza dai nostri colleghi dell’UPGSP. Collega che, suo malgrado, con grande spirito di appartenenza all’istituzione che rappresenta, libero dal servizio è intervenuto per difendere il capotreno dall’aggressione che stava subendo, per una questione essenzialmente legata alla sola e semplice mancanza del biglietto.  In generale l’eventuale presenza sul treno di un viaggiatore sprovvisto di biglietto, non giustifica di per sé l’intervento della Polizia, mai e in nessun caso, essendo l’attività di accertamento, certificativa e sanzionatoria demandata al personale ferroviario.  La questione cruciale è proprio questa, stiamo fronteggiando un problema immenso legato soprattutto a episodi legati a una microcriminalità diffusa, di diverse etnie, anche minorile e non solo: rapine, furti, danneggiamenti aggravati e aggressioni continue, dovute soprattutto anche a un’inopportuna circolazione di questi individui, liberi di entrare nelle stazioni  e soprattutto di salire sui treni senza alcuna regola civile e morale.  Tre Nord dovrebbe trovare lei una soluzione a questo problema essendo un semplice problema amministrativo ed economico che poco ha a che fare con l’attività della Polizia di Stato. La questione è proprio questa, le ferrovie non dovrebbero permettere, alle persone sprovviste di biglietto di salire sui treni, ovverosia non dovrebbero portarsi in casa il problema ma dovrebbero adoperarsi per lasciarlo fuori e non solo dai treni, ma anche dalle stazioni.  Dovrebbero fare quello che è stato fatto a Milano, garantire almeno nelle stazioni principali la chiusura delle stesse con tornelli e la presenza di personale per i necessari controlli e accertamenti. Dovrebbero prendere esempio dai loro colleghi francesi che non permettono a nessuno di salire sui treni se privi di biglietti, come sul TGV, dove i controlli sono fatti giù dal treno. Ciò dovrebbe accadere anche in qualsiasi stazione intermedia, ove non sia possibile utilizzare i tornelli.  Servono i giusti filtri, con personale adeguato e competente. Sui treni si sale con il biglietto e nelle parti interne della stazione, funzionali agli arrivi e alle partenze si entra solo con il biglietto.  Certamente anche le amministrazioni comunali interessate, i Sindaci dovrebbero interessarsi al problema, cosa peraltro che ci risulta sia stata fatta da qualcuno. Certamente le strutture sono delle ferrovie e di certo loro si devono accollare i costi, ma senza i loro interventi sui treni e nelle stazioni, il problema non si risolve.  Le stazioni devono essere funzionali per i viaggiatori e i treni essere sicuri. Tutti devono essere muniti di telecamere, come i treni di nuova generazione.   Le stazioni e i treni non sono il parco giochi di giovani, ove possono entrare e fare quello che vogliono.  
 
NON PUO’ ESSERE TUTTO SOLO UN MERO PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO
 
Ed è anche vero che il controllo del territorio deve essere certamente potenziato ed essere  mantenuto con personale adeguato, sempre disponibile sul territorio, con personale degli U.P.G.S.P. delle Questura e dei C.C. deputati a questi controlli. In ausilio se necessario vanno richiesti altri presidi come quelli assicurati dai Reparti Mobili e dal Reparto Prevenzione e Crimine. Ma, mai, questi presidi dovrebbero intervenire occasionalmente e soprattutto dopo che accadono fatti che scuotono l’opinione pubblica. I presidi devono essere certi e non fittizi.  
 

 
 
Certamente la Polfer non può essere dappertutto, se è sui treni come vogliono le esclusive competenze non può essere in altri posti e diversamente non ci sarebbe scritto Polizia Ferroviaria, ma Commissariato di PS e se avesse altre competenze sicuramente gli operatori previsti sarebbero sicuramente il doppio se non il triplo.   Per chiarezza sono garantiti servizi di scorta, già da quasi un anno più che potenziati, su svariati treni e in diverse tratte segnalate come critiche, sia di mattina, di pomeriggio e di sera con competenze che arrivano fino a Tirano (SO), Chiavenna (SO), sulla linea di Bergamo e naturalmente le linee Milano-Lecco, compresa la Brianza.  Certamente a questa situazione non ha giovato la scelta di chiudere il posto Polfer di Sondrio, scelta operata per una presenza minima di personale. In questo caso si è accettato di chiudere un presidio piuttosto che aumentare l’organico.  Ultima questione che non riteniamo plausibile e che abbiamo sentito girare tra i politici interessati alla vicenda è il fatto di dover militarizzare i treni. In primo luogo i militari non possono operare da soli, non avendo la qualifica di Agenti e Ufficiali di P.G. e dovranno essere sempre abbinati alle Forze dell’Ordine, ossia alla Polizia.  In pratica per garantire su tutti i treni e in tutte le stazioni presidi con operatori dell’esercito, dovremmo aprire una caserma….. e quanti militari servirebbero?..... E inoltre se dovranno essere affiancati dai Poliziotti, quanti Poliziotti dovremmo avere in più rispetto a quelli che abbiamo ora e che sono insufficienti, perché sotto organico. Solo alla Polfer di Lecco mancano 15 persone in base alle piante organiche previste e l’Ufficio deputato alla gestione dei servizi sicuramente non è nemmeno idoneo. I treni che circolano sulle nostre linee nel nostro territorio sono quotidianamente 120…… i conti non dobbiamo farli noi.  Il problema sicuramente per noi potrebbe essere più semplice, basterebbe togliere dai treni e dalle stazioni questa popolazione, italiana e straniera, di “viaggiatori senza biglietto”, intervenire strutturalmente nelle stazioni principali per metterle in sicurezza, intervenire affinché le stazioni non diventino dei parchi giochi ma che siano funzionali solo ai viaggiatori, forse solo così si potranno ridurre di molto tutti i problemi legati poi alle aggressioni, ai furti e anche alle rapine per non contare anche i reati legati all’uso e abuso di sostanze stupefacenti e alcoolici, come i danneggiamenti, lo spaccio e le violenze di vario genere.   Naturalmente tutti dovranno fare la loro parte, anche le forze dell’Ordine che tengo a precisare, continueranno a fare ciò che hanno fatto fino ad oggi, anche in maniera ottima, ma certamente per tornare al tema d’interesse non è possibile che nei giorni nostri un poliziotto da solo e libero dal servizio possa essere aggredito per un biglietto di viaggio del treno. Qualcosa non va e non siamo noi che dobbiamo dirlo.   
 
Con questo documento ci rivolgiamo al Sig. Prefetto, all’autorità politica di pubblica sicurezza e a tutti gli addetti ai lavori perché trovino una congiuntura insieme per risolvere questo grande problema che oramai ci sta sfuggendo di mano, coinvolgendo anche questa OS ai tavoli tecnici in rappresentanza dei propri lavoratori. Siamo passati da una polizia di prevenzione a una polizia di repressione, con continue indagini per risolvere tutto quello che avviene nelle stazioni e lungo le linee d’interesse.  
 
Sicuramente sarebbe meglio prevenire che intervenire quando i reati sono già stati commessi, anche riguardo alle relative questioni economiche e sociali che ne derivano.
 
Ci rivolgiamo anche ai nostri politici affinché ascoltino queste voci e non solo quelle di chi dirige e gestisce …. Perché sicuramente gli operatori sul territorio hanno il polso della situazione e riescono a capire quali sono le vere esigenze della sicurezza, anche quella  percepita, rispetto a quella reale oggettivamente rappresentata solo con meri dati statistici.

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