Lecco, 05 luglio 2018   |  

Aerosol: richiesto il concordato, ma i lavoratori si dimettono

di Stefano Scaccabarozzi

L'azienda ha 60 giorni per presentare il piano finanziario. I dipendenti se ne vanno per non perdere la disoccupazione.

presidio lavoratori aerosol

Sessanta giorni di tempo per presentare un piano economico e finanziario con cui convincere il Tribunale di Lecco della reale possibilità di pagare una percentuale accettabile dei propri debiti dando continuità all'attività produttiva. L'Aerosol Service Italiana ha infatti presentato domanda di concordato in bianco, con il giudice Edmondo Tota che ha concesso i 60 giorni e ha nominato come commissario il dottor Piero Guerrera e come commissario giudiziale l'avvocato Chiara Boniotti.

esterno aerosolUna mossa, per altro già annunciata la scorsa settimana ai sindacati, con cui Giovanni Bartoli, amministratore unico di Aerosol Service Italiana, storica fabbrica di Valmadrera fino a sei mesi fa attiva come terzista nel settore farmaceutico, ha voluto bloccare le imminenti istanze di fallimento presentate da alcuni ex lavoratori e le richieste di pignoramento e pagamento in essere da parte di creditori.

Con l'inizio dell'iter concorsuale viene di fatto congelata la situazione debitoria dell'Aerosol e ogni spesa dovrà essere approvata da giudice e curatore, nel quadro complessivo del concordato. Di fatto si allontana ancor più la possibilità per i lavoratori di vedersi pagati gli 8 stipendi arretrati.

Intanto i lavoratori, ormai allo stremo, stanno optando in molti casi per le dimissioni per giusta causa: una ventina lo hanno fatto negli scorsi giorni, altri potrebbero presto aggiungersi, tanto che ormai l'organico dell'Aerosol è ridotto a una trentina di lavoratori. A spingere verso questa soluzione non è soltanto la necessità di tornare ad avere un'entrata economica, vi è infatti anche una questione di tempistiche per non perdere il diritto stesso di accedere alla Naspi. È infatti necessario aver lavorato effettivamente almeno 30 giorni nel corso degli ultimi dodici mesi: con l'utilizzo della solidarietà da luglio 2017 e la produzione bloccata dallo scorso 15 dicembre per molti lavoratori non era più possibile aspettare.

giovanni bartoli lecco

L'amministratore unico di Aerosol Giovanni Bartoli

«Il concordato – spiega Massimo Ferni della Cisl – è in continuità, ma sulla ripresa produttiva in ogni caso restano grandi dubbi. Molti lavoratori se ne stanno andando ed è difficile dire quanti clienti sono rimasti. Per ripartire servirà anche l'ok dell'Aifa, ma soprattutto si dovrà immettere la liquidità necessaria per rimettere in funzione l'azienda. Il giudice per approvare il concordato dovrà essere convinto della sostenibilità del piano che dovrà spiegare come intendono pagare i debiti. Mi chiedo se l'affitto del ramo d'azienda a una propria newco potrà bastare. Intanto più passa il tempo senza che ci sia effettivo lavoro più i dipendenti rischiano di perdere il diritto alla Naspi. Anche chi è interessato soprattutto ai contributi verosimilmente sceglierà di dimettersi per non perdere la disoccupazione».

Per Celeste Sacchi della Uil è una situazione in cui, oltre all'identità dei soci, continuano a essere misteriose anche le reali intenzioni della proprietà: «Se l'obiettivo è la ripresa produttiva non capisco perché non hanno pagato almeno uno stipendio ai lavoratori prima del concordato, avrebbero dato un segno per tranquillizzare i dipendenti. Inoltre non si capisce perché negli scorsi mesi hanno investito quelle poche risorse che hanno messo per poi arrivare a questo punto. Comunque anche ripartisse la produzione con la newco ormai non ci sono più i lavoratori necessari in organico, andrebbero cercati fuori, ma chi è che verrebbe a lavorare in un posto dove non si pagano gli stipendi da 8 mesi?».

ferni cesana sacchi aerosolAnche Nicola Cesana (in foto a sinistra con Ferni e Sacchi) della Cgil batte sul tema della proprietà: «Si tratta di un altro tassello di un quadro che continua a essere nero. I dipendenti sono stremati da una situazione che stava diventando insostenibile, anche perché non si vede chi e in che modo potrà riprendere l'attività. Dall'inizio della crisi tre-quarti dei posti lavoro di Aerosol si sono volatilizzati e solo alcuni sono riusciti a ricollocarsi. Quello che accadrà dopo i 60 giorni di tempo dati dal giudice non è prevedibile».

Fissata per lunedì 9 luglio alle ore 10.30 la convocazione da parte della Prefettura: «Ci aspettiamo – continua Cesana - che la proprietà si presenti di persona davanti al Prefetto. Vogliamo sapere chi possiede questa società e chi è disposto a mettere i soldi per proseguire l'attività. Questi soci non si possono permettere di nuovo di non rispettare lavoratori, istituzioni e organizzazioni sindacali non presentandosi».

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