Valmadrera, 29 agosto 2017   |  

Aerosol, i sindacati: “crisi di liquidità e mistero sui soci”

di Stefano Scaccabarozzi

Grande preoccupazione per la situazione della storica azienda di Valmadrera: a rischio 95 posti di lavoro.

sindacati e rsu aerosol

«Chiunque oggi detenga le quote dell'Areosol intervenga iniettando risorse prima che sia troppo tardi»: è questo il messaggio lanciato oggi dai rappresentanti sindacali Nicola Cesana (Cgil), Massimo Ferni (Cisl) e Celeste Sacchi (Uil) insieme alle rsu Francesca Goretti (Uil), Susanna Errico Cgil, Daniela Paleari e Antonella Rota (Cisl).

antonella rota e daniela paleari cisl rsu aerosolLa storica azienda di Valmadrera svolge come terzista lavorazioni per l'industria cosmetica e farmaceutica di alto livello, con un fatturato di circa 15 milioni di euro e 95 dipendenti: «si tratta di una ditta – spiegano i sindacati – che ha sempre avuto un buon andamento, fino a due anni e mezzo fa aveva un fatturato oltre i 20 milioni e 115 dipendenti poi è entrata in una situazione di difficoltà che ci ha portato a sottoscrivere due contratti di solidarietà, l'ultimo il 12 giugno scorso».

Ora però la situazione sembra essersi ulteriormente aggravata: «giovedì scorso il nuovo cda ci ha spiegato che attualmente non ci sono le condizioni per recuperare gli arretrati, ormai pari a due mensilità e alla quattordicesima, e che non è certo arrivi l'auspicato aumento di capitale che dovrebbe essere deliberato il 13 settembre. Inoltre da domani, almeno per una settimana, è previsto il blocco delle produzioni».

Le organizzazioni sindacali denunciano dunque una forte crisi di liquidità che oltre a bloccare il pagamento degli stipendi impedirebbe anche di acquistare le materie prime dai fornitori: «l'azienda oggi non riesce a lavorare, avrebbe anche ordini e commesse, in quantità tali di proseguire tranquillamente con la solidarietà, ma non lo può fare per mancanza di risorse. Non ci sono ancora ordini non serviti o con scadenza imminente, ma serve un intervento finanziario rapido e reale: crediti recuperati, nuovi fidi o un aumento di capitale».

susanna errico cgil francesca goretti uil rsu aerosolA spingere lavoratori e sindacati alla denuncia pubblica di questa situazione la mancanza di dialogo con la proprietà, vista l'impossibilità di stabilire che detenga oggi realmente le quote dell'Aerosol: «l'azienda fino a questo autunno era di proprietà della famiglia Fiocchi, storicamente gestita dal dottor Lodovico che due anni fa ha lasciato il posto di amministratore alla dottoressa Alessandra Faverio prima e al dottor Giovanni Bartoli poi. Durante questi cambi di gestione però, a nostra insaputa e senza riceverne comunicazione c'è stata una cessione di quote».

A marzo infatti i sindacati scrivono una lettera alla famiglia Fiocchi, proprietaria al 90%, chiedendo un intervento per rilanciare l'azienda, ottenendo come risposta la comunicazione dell'avvenuta cessione: «da una visura camerale risulta che l'Aerosol appartenga alla 100% alla Seconda Investimenti Srl con amministratore unico Giovanni Bartoli, a sua volta questa società è controllata sempre al 100% dalla Karma Invest spa che ha come amministratore unico sempre Giovanni Bartoli e sede in Lussumburgo. Qui si perdono le tracce e dunque oggi non sappiamo chi ci sia realmente dietro alla Karma Invest. Sappiamo solo che siamo passati da un'azienda prettamente famigliare a un sistema di scatole cinesi».

Dopo l'arresto del dottor Bartoli chi possiede l'azienda a giugno ha nominato un nuovo cda presieduto dal dottor Saggiomo, di cui fa parte anche il dottor Bonassi. Nella gestione dell'azienda un ruolo importante oggi lo ricopre, pur in veste di consulente, anche il dottor Iraci. Non risulta invece nominato un amministratore delegato.

ferni cesana sacchi aerosolEppure l'azienda avrebbe ancora grandi potenzialità: «il settore farmaceutica e i dispositivi medici danno un ottimo margine di guadagno, il personale è molto valido, con grosse multinazionali come clienti. C'è quindi possibilità di riprendere in mano la situazione con l'aiuto di tutti: i lavoratori hanno fatto la propria parte, ma manca l'intervento della proprietà, chiunque essa sia. Non è un'azienda decotta dal puntp di vista dei prodotti, ma la paura è quella che salti se non arriveranno investimenti che certamente potranno essere recuperati sul medio periodo. Oppure si passi la mano a imprenditori pronti a investire, mantenendo i posti di lavoro e la produzione a Valmadrera. Sappiamo di diversi contatti avuti negli ultimi mesi.».

Sindacati e lavoratori la propria parte ritengono di averla già fatta: «Abbiamo cercato di non fare scioperi per evitare di fermare la produzione, abbiamo accettata anche delle dilazioni nei pagamenti, ma nel giro di un anno e mezzo sono cambiati tre amministratori delegati e ogni volta è iniziato tutto da capo. Con il dottor Bartoli stavamo anche stabilendo una riduzione concordata di una decina di posti di lavoro. Ora però serve un'assunzione di responsabilità da parte della proprietà, vecchia o nuova che sia».

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