Milano , 05 novembre 2017   |  

A Milano, l'arte è a portata di tutti

di Paola Mormina

Dal 1 Novembre al 14 Gennaio 2018 l’arte diviene “tangibile”grazie all’esposizione Take me I’m yours, attualmente in scena al Pirelli HangarBicocca. Le opere esposte possono infatti essere toccate, spostate, modificate e portate via

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“Non toccare” è il cartello tipico nel quale ogni visitatore s’imbatte appena varcata la soglia di una mostra. In “Take me I’m yours” invece tutto ciò che è vietato fare in un museo o in una galleria diventa possibile; i visitatori sono parte integrante proprio perché possono toccare, maneggiare, spostare e stravolgere ogni opera, rivoluzionando così quel cliché di comportamento abitualmente imposto. Nata da un’idea di Christan Boltanski e Hans Ulrich Obrist e allestita per la prima volta nel 1995 all’interno della Serpentine Gallery di Londra, ha iniziato poi a girare il mondo a partire dal 2001: ogni volta però, che sia a Parigi, Copenhagen, New York o Buenos Aires, riallestita in una versione differente concepita dalla conversazione e dallo scambio d’idee tra curatori e artisti.

A Milano attualmente sono più di 50 quelli chiamati ad esporre, e il fulcro attorno al quale ruota il tutto è proprio un’opera del francese Boltanski, “Dispersion”: un’installazione che comprende mucchi di vestiti e che i visitatori possono di volta in volta stravolgere a piacimento. E’ possibile dunque scegliere il capo che si desidera, misurarlo, e perché no, portarlo via. Un’opera destinata a scomparire, ad esaurirsi, altro concetto che la mostra vuole sottolineare, insieme a quello della fruibilità.

L’artista Douglas Gordon invece simula una vera e propria lotteria, in palio c’è una cena con lui, basta compilare un form e imbucarlo nell’apposita teca, al resto ci penserà la fortuna. Yoko Ono pensa invece a due alberi di limone, wish trees, sui quali appendere biglietti con scritto i propri desideri. Anche qui, forse, un po’ di fortuna occorre. Diverso il concetto invece per Dominique Gonzales-Torres che provvede a realizzare un bel tappeto di caramelle alla menta esposto alla mercé di qualsiasi goloso, o per Franco Vaccari, che espone un pannello di fotografie al quale è possibile aggiungerne una propria, o banalmente, staccare e portare via ciò che piace di più. Francesco Vezzoli mette invece a disposizione un disegnatore per chi voglia farsi ritrarre, idea simpatica e coinvolgente, così come utilizzare usare gli stencil e i tatuaggi temporanei di Lawrence Weiner che riportano il motto dell’opera NAU EM I ART BILONG YUMI.

Se invece preferite scambiarvi spille con frasi ad effetto potete contare su quelle esposte da Gilbert & George, oppure potete concentrarvi direttamente su Maurizio Cattelan, il quale mette a disposizione copie del poster ricevuto in dono da Alighiero Boetti. E’ possibile fare qualunque cosa aggrada aggirandosi tra gli spazi in mostra senza limiti di azione o divieti, l’unico obbligo è costituito dall’acquisto della borsa creata dall’artista Christian Boltanski, necessaria però soltanto nel caso s’intenda prendere e collezionare le opere. In vendita presso l’Info Point o al Bookshop all’ingresso costa 10 euro, e gli introiti contribuiscono a supportare la produzione delle opere distribuite.

Attualmente ancora presente tra gli spazi immensi di HangarBicocca è inoltre la mostra Ambienti / Enviroments di Lucio Fontana, con la quale questa collettiva instaura un peculiare rapporto di complementarietà, data la natura astratta legata alla luce e allo spazio delle stanze luminose create dall’artista italiano. Come a dire, insomma, l’arte non è soltanto ciò che si vede e che è destinato a durare nel tempo come testimonianza di epoche e gusti passati, ma è tutto ciò che ci circonda se osservato con gli occhi e l’animo dell’artista.

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