Esino Lario, 04 novembre 2018   |  

A Esino lo studioso Valerio Ricciardelli ricorda la Grande Guerra

di Maria Francesca Magni

"Allora che il 4 Novembre sia una data commemorativa e non celebrativa, per ricordare i caduti di tutte le guerre e per insegnare alle persone ad amare la vita".

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Il Gruppo ANA di Esino Lario in collaborazione con il Comune ha organizzato un incontro nella sala del cineteatro di Esino Lario con Valerio Ricciardelli, in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale.

Valerio Ricciardelli ha ricordato le vicende della Grande Guerra facendo tremare il romanticismo e il fascino della battaglia santa studiati sui libri di scuola.

“Gli esinesi”, racconta, “nel 2015, hanno voluto dedicare un monumento al sacrificio delle donne dei soldati rimaste a casa a mandare avanti la famiglia in condizioni di assoluta precarietà”.

Le donne hanno saputo dare una speranza ai loro figli, una parvenza di normalità, in un momento in cui tutto era assurdo e anormale. Gli uomini, per lo più contadini, andavano al fronte senza neanche sapere per chi e per che cosa combattevano. C’erano le immaginette, è vero, che benedivano la battaglia, e c’era una propaganda costruita con precisione sull’ignoranza della nostra gente. La parola ‘pace’ non si poteva usare. Si esaltava così l’emozione corale contro il nemico spingendo i popoli all’euforia di massa con in bocca le parole: Patria, Dio, Mamma…

E sì, non si sta parlando di una guerra tutta italiana, ma di un conflitto mondiale che ha coinvolto i popoli cattolici di tutto il mondo...La Grande Guerra causò 8 milioni e 600 mila morti. L’Italia pianse 650 mila morti e 1 milione di feriti.

“Un grande Papa, Benedetto XV, dai più sconosciuto, ha dichiarato in una nota riferendosi alla guerra del 1915-1918: “inutile strage”. Fu ignorato.

L’unico monumento esistente dedicato a papa Benedetto XV si trova a Costantinopoli e fu costruito dai turchi e dai protestanti…

Ho letto i 6 volumi di lettere che i Vescovi del Veneto inviarono al Papa per informarlo sulle condizioni dei soldati che combattevano, giunti all’estremo della sofferenza dopo Caporetto. La disfatta causò 400mila profughi, furono incendiate le fattorie. I nostri soldati ebbero l’ordine di risparmiare le pallottole e di bruciare vivi gli animali...”.

Valerio Ricciardelli proietta una fotografia che ritrae mazze di legno dalle forme più strane. “Queste sono le mazze che servivano ai soldati italiani per ‘finire’ il nemico...In questo modo si risparmiavano le munizioni”.

La storia è maestra di vita per i popoli, ma solo se essi sapranno ascoltare la maestra con attenzione potranno trarre utili insegnamenti…
Invece, il mito della Grande Guerra, il ‘suicidio collettivo dell’Europa’, ecco che si ripresenta di nuovo dopo 20 anni con la Seconda guerra mondiale.
Le comunità delle nostre povere vallate dovettero farsi carico di problemi enormi. Mancava il pane, non c’erano servizi igienici, la carestia uccideva i bambini. A Esino non c’è famiglia che non abbia seppellito un ‘angelino’...

“Un soldato esinese aveva 4 bambini piccoli e fu inviato al fronte” racconta Valerio Ricciardelli “la moglie morì poco dopo, il soldato tornò per il funerale e dalla tasca estrasse una galletta che consegnò al più piccolo dei suoi figli come se fosse una caramella, poi tornò in prima linea. Morì sul campo di battaglia. Per quel piccino la galletta è stato l’unico ricordo del padre...”.

Allora che il 4 Novembre sia una data commemorativa e non celebrativa, per ricordare i caduti di tutte le guerre e per insegnare alle persone ad amare la vita.

All’interno della chiesetta del passo Falzarego, in ricordo della Prima guerra mondiale è scritto: ...tutti i soldati avevano la faccia del Cristo, e nella gola il pianto dell’ultimo addio...

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