Lecco, 21 aprile 2015   |  

C'è il Verde Lega e altre "mutande" sempre in agguato

Matteo Salvini cresce nei consensi e nei sondaggi, ma criticare è sempre più facile che governare. Al "giovane" leader del Nuovo Carroccio offriamo, non richiesti, spunti di riflessione

matteo salvini leghista

Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini

Il Matteo Numero Due è sulla cresta dell'onda e di questi tempi nessuna posizione è più rischiosa. Chi scrive segue con infinita attenzione e senza contrarietà pregiudiziali parecchie cose del ragionamento politico del "giovane" leghista; come è logico in un mondo di libero pensiero in cui si cerca di ragionare anche e soprattutto con la propria testa e senza portare il cervello all'ammasso.

Il leader della Nuova Lega macina chilometri, consuma suole e riempie tutti i talk show possibili. Fa bene. Lo invitano. Lui buca il video, sa rispondere argomentando. Non perde le staffe. Ha idee chiare e un modo di esporle che centra bersagli emotivi e aspettative indistinte.

Salvini parla di economia, sicurezza delle città, diritti e doveri, rom e scafisti, euro ed Europa. Argomenta con razionalità ed espone teorie spesso convincenti, altre volte meno.

Il consenso cresce ed i sondaggi lo premiano. Adesso veniamo al punto. L'esperienza ci consiglia estrema prudenza: l'universo politico italiano ci ha mostrato una lunga galleria di personaggi che hanno predicato bene e poi razzolato male.

Criticare è più facile che amministrare; se addirittura aspiriamo a governare bene, la cosa si fa tanto ardua da essere al limite dell'impossibile. Basta gettare un occhio al di là dell'Egeo, dove troviamo l'esempio di Alexis Tsipras, impelagato in un amletico conflitto con se medesimo: diceva una cosa ed ora è costretto a fare altro.

Visto che il leader leghista mira in prospettiva a governare il Paese (legittima aspirazione di ogni politico che creda in se stesso e nel Paese) , alla guida di una coalizione di centro-destra, cominci a fare i conti con la complessità della nostra situazione economica e con la sfaccettatura mutevole della società.

Anche la Lega di Bossi suscitò (almeno al Nord) entusiasmi forti e aspettative genuine per poi naufragare su riti celtici, ampolle trasmigranti dal Monviso a Venezia, Trote e mutande verdi.

A Salvini ricordiamo, sotto forma di consiglio non richiesto, che, mutatis mutandis, ci sono sempre delle sottobraghe, verdi o di altri colori, in agguato.

S.G.

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