Lecco, 07 maggio 2018   |  
Cronaca   |  Salute

A 40 anni dalla legge Basaglia il Centro Gulliver in prima linea

Il 13 Maggio 1978, dopo una lunga discussione, era approvata la legge che chiudeva i manicomi. Il Centro Gulliver di Varese è un esempio riuscito di come sia possibile aiutare una persona con disturbi psichici a svolgere una vita pressoché autonoma.

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Don Michele Barban, presidente del Centro Gulliver

La legge Basaglia, la famosa “180” che chiudeva i manicomi e affidava i malati psichici a strutture in gran parte inesistenti o da inventare, compie 40 anni. Era stata approvata il 13 Maggio 1978 dopo una interminabile querelle tra coloro che la sostenevano e chi la osteggiava. Uno degli slogan più frequenti era: per chiudere i manicomi hanno abolito la pazzia. In effetti il “peso” maggiore di molti malati psichici finirono per sopportarlo le famiglie e, in non pochi casi, con conseguenze nefaste.

Oggi però possiamo, dobbiamo ammettere che quella fu – ed è – una legge di grande umanità. Nel nostro Paese circa 2 milioni di individui presentano disturbi psichici e altri 4 milioni e mezzo sono a rischio di disturbi ansiosi e/o depressivi. Il medico psichiatra e neurologo Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924 – Venezia, 29 agosto 1980) ha dedicato la vita alla cura delle persone sofferenti e s'è battuto per dare loro dignità e rispetto.

Un tema molto caro agli operatori del Centro Gulliver di Varese che, nelle sue due Comunità della Casa Nuovi Orizzonti di Cantello (Va), si prendono cura da quasi 20 anni di chi soffre di patologie psichiatriche. Per ricordare l'illustre psichiatra, abbiamo scelto questa importante opera varesina perché, in gran parte il successo da questa ottenuto nell'aiutare tanti malati psichici è frutto delle intuizioni e conquiste del dottor Basaglia. In particolare la casa di Cantello, nel corso degli ultimi due anni, è stata protagonista di importanti opere di ristrutturazione ed ampliamento, per accogliere ulteriori 10 persone a cui offrire un percorso terapeutico comunitario.

Sono stati realizzati anche due appartamenti protetti per la residenzialità leggera, che offrono la possibilità di sperimentare graduali livelli di autonomia. “Abbiamo lavorato per costruire “un luogo bello”, una casa accogliente e sicura, anche attraverso la scelta di un arredamento adeguato, in cui le persone possano vivere con dignità e rispetto, “abitando” la relazione terapeutica come un luogo di cura, dove gli spazi esterni riflettono e influiscono sugli spazi interni di ciascuno” – racconta don Michele Barban, presidente del Centro Gulliver.

A Cantello vivono circa 40 ospiti, persone con una fragilità psichiatrica, bisognosi di qualcuno che li aiuti ristabilire l' “ordine delle cose”. Ma soprattutto bisognosi di uno sguardo che riconosca la loro dignità e il loro valore di donne e uomini. Che sappia valorizzare le loro qualità umane, le loro potenzialità e risorse. Uno sguardo che li aiuti a mettersi in relazione con il mondo esterno dedicandosi al lavoro e ai rapporti umani.

“Nel nostro quotidiano prenderci cura, facciamo riferimento alla filosofia di “Progetto Uomo”, che pone l’ “uomo” – con i propri limiti e risorse – al centro del suo percorso di cura e rinascita, come protagonista, affrancato da ogni schiavitù e teso al rinnovamento di sé e degli altri. Con responsabilità e progettualità. Una persona che per noi è sempre “corpo, mente e spirito”. E allora cerchiamo di lavorare per armonizzare queste tre dimensioni, spesso così dissociate…”.

Tanti i laboratori e le iniziative che operano in questo senso. Dal laboratorio di cucina a quello di creta, di sartoria e di giardinaggio, dal gruppo coro al gruppo ballo, fino alle visite culturali, alle gite in montagna e alle giornate in piscina. “Queste attività permettono agli Ospiti di sentirsi protagonisti capaci di realizzare e realizzarsi, di valorizzare le proprie risorse e scoprirne di nuove, di ampliare le loro conoscenze e di superare le proprie paure”. Per noi dare dignità è lavorare quotidianamente per l’inclusione sociale. “Cantello è un comune sul confine.

Mi viene da dire che anche le nostre Comunità sono un po’ di frontiera: sfidando l’opinione pubblica, crediamo che sia possibile un reinserimento sociale e lavorativo che offra dignità a queste persone. Già oggi i nostri Ospiti di Cantello partecipano alla vita del paese in diversi momenti e hanno un rapporto quotidiano con la comunità locale. E poi abbiamo una collaborazione con Homo Faber, la cooperativa sociale di tipo B legata strettamente al Centro Gulliver, rivolta a “soggetti svantaggiati” e finalizzata all’acquisizione di competenze specifiche di antichi mestieri per un inserimento o reinserimento lavorativo.

Nell’ultimo anno la Cooperativa ha impiegato alcuni Ospiti in attività di manutenzione del verde (preparazione di piantine e terreno, semina, irrigazione, raccolta degli erbaggi, raccolta dei mirtilli, selezione, pesatura e confezionamento), di manutenzione generale (imbiancatura, piccole riparazioni, sistemazione magazzino) e di supporto alle attività di cucina delle comunità… Piccole e semplici attività per imparare un mestiere e sentirsi utili”.

Un anno importante questo, per le Comunità di Cantello, pieno di iniziative ed appuntamenti per tutto il territorio, un percorso che partendo da questo mese di Maggio arriverà alla data del 10 Ottobre, in cui si celebrerà la Giornata mondiale per la salute mentale.

 

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